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del verso , o nella vocale e consonante che termina l'ultima sillaba , qualunque siano le lettere precedenti, Ecconc gli esempi :

Credimi, al mondo cosa non si dà ,
Ch'eguagliar possa mai la libertà.

LORENZO PIGNOTTI.
Digli, ch'è un infidele, Ah! sc nel mio martir
Digli , che mi tradì :

Lo vedi sospirar,
Senti, non dir così ;

Tornami a consolar;
Digli, che partirò ;

Chè prima di morir
Digli , che l'amo.

Di più non bramo.

METASTASIO.

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ܢ ܐ

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Osservate, che ne' versi sopraccennati dà rima con liber; tradi con cosi ; martir con morir s sospirar con conel solar.

Quando il verso è terminato da una voce, che ha l'accento sulla penultima sillaba , si dee 'combinar l'eguaglianza

delle due ultime vocali, e delle consonanti che precedono 7. l'ultima vocale delle parole, che si vogliono far rimare insieme ; come si può osservare ne' seguenti versi del Tasso :

Spesso a' voli tropp’ alii e repentini
Sogliono i precipizj esser vicini.
Ben gioco è di fortuna audace, e scolto

Por contro il poco, e incerto, il certo, e molto. La rima di repentini e vicini consiste in ini; quella di stolto, e molto, in olto ; poco importando che la conso. nante precedente sia disuguale.

È da osservarsi , che quando l'ultima voce del verso ha o una doppia consonante avanti l'ultima vocale , la voce che

dee rimar con essa , deve avere altresì il raddoppiamento i della stessa consonante ; quindi è che terra non rimerebbe <con era ; serra con altera ; bensì terra rima ottimamente

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con serra ; era con altera ; come nel seguente quaternario del Petrarca.

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Levommi il mio pensier in parte , ov'era
Quella ch' io cerco , e non ritrovo in terra ;
Ivi tra lor (1), che il terzo cerchio serra ,

La rividi più bella , e meno altera. Se il verso e terminato da una parola , che ha più vocali nel fine, e se queste vocali formano due sillabe ; come poi, al suoi, etc. basta per formar la rima , che le due ultime vocalities siano le stesse ; come si può vedere in questi due versi del Tasso :

Dunque ciascun vada al riposo, e poi

Se medesmo (2) prepari, e i guerrier suoi. Nel verso sdrucciolo la corrispondenza delle rime si fa con le pre ultime sillabe senz' aver riguardo alla consonante che precede la vocale dell' antepenultima sillaba. Eccone un esempio estratto dal Sannazaro.

Cercan fuggir Amore, e pur l'abbracciano ;

Cercan la libertade, e più s'allacciano. In questi due versi la rima è in acciano ; quantunque consonante precedente non sia la stessa.

Finalmente è da notarsi, che le parole delle quali si fanno
le rime, debbono esser diverse; come amore , valore, pallido,
squallido, etc. oppure, se talvolta sono le stesse , debbono
avere un diverso significato. Così il Tasso si serve ne' seguenti
'versi di volto verbo , e di volio nome, che fa corrispondere ,
e rimare insieme.
Sono ambo stretti al palo stesso

e volto
È il tergo al tergo, e il volto ascoso al volto.

(1) Lor per coloro.

(2) Medesmo

per medesimo,

De' versi sciolti.

2

1

Quantunque la maggior parte delle poesie Italiane siano rimate , si usano però alcune volte de’versi senza rima, chiamati sciolti ; perchè slegati dalla legge e dall'obbligo della rima. Ma se questi versi sono liberi da una difficoltà, ne hanno un' altra maggiore ; ed è, che richiedono, più degli altri, leggiadria di stile, armonia di parole , vaghezza d'immagini, e sublimità di pensieri, per supplire a quello, ch' è tolto loro dalla mancanza della rima. Si sono distinti, in questa sorte di versi, Luigi Alamanni, il Trissino, Annibal Caro, Alessandro Marchetti, Melchior Cesarotti, e il Parini , sovra ogni altro , ne' suoi due poemetti intitolati il Martino, e il Mezzo Giorno. Ecc ö come principia il Mattino.

Giovin Signore, o a te scenda per lungo
Di magnanimi lombi ordine il

sangue
Purissimo celeste, o in te del sangue
Emendino il diferro i compri ( 1 ) onori,
E le adunate in terra o in mar ricchezze
Dai genitor frugale in pochi lustri,
Me precettor d'amabil rito ascolta.

Come ingannar questi nojosi e lenti
Giorni di vita , cui sì lungo tedio
E fastidio insoffribile accompagna
Or io t'insegnerò. Quali al Mattino,
Quai dopo il Mezzodì, quali la sera
Esser debban tue cure apprenderai ,
Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta
Pur di render gli orecchi a' versi miei , etc,

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Del Sonetto.

Il Sonetto è uno de' più bei componimenti che abbia la poesia Italiana.

Si divide il Sonetto in due quaternari, e in due terzetti.

Le rime de' quaternarj s’accordano nelle due seguenti maniere che sono le più usirate :

La prima maniera si è, quando la rima del primo verse del Sonetto s'aceorda con quella del terzo, e la rima del secondo con quella del quarto, conservando le medesime rime, e il medesimo ordine nel secondo quaternario.

La seconda maniera, che è anche la più frequente, consiste nel far rimare il primo verso del Sonetto col quarto, col quinto, e coll' otravo, e nel far rimare insieme gli altri versi che rimangono.

Le rime de' terzetci s'accordano anch' esse in due differenti maniere :

La prima maniera si è, quando si compongono i tre versi del primo terzetto con le desinenze libere, e di voci diverse; accordando poscia la desinenza del quarto verso con quella del primo , quella del quinto con quella del secondo, e finalmente la desinenza dell'ultimo con quella del terzo.

La seconda maniera , che è da moderni più frequentemente adoprata , si è, quando il primo verso rima col terzo, il quarto, e l'ultimo col secondo , ed il quinto col primo e col terzo.

SONETTO,

In cui i quaternarj, c i terzetti sono disposti nella prina

maniera.

Giunro Alessandro alla fimosa tomba

Del fero Achille , sosp:rando disse :
o fortunato, che sì chiara tromba
Trovasti, e chi di te sì alto scrisse !

-Ма

Ma questa pura, e candida colomba,

A cui non so, se al mondo mai par visse ,
Nel mio stil frale assai poco rimbomba :

Così son le sue sorti a ciascun fisse.
Chè d'Omero degnissima , e d'Orfeo,

o del pastor ch'ancor Mantova onora ,

Ch'andassen (1) sempre lei sola cantando ;
Stella difforme, e fato sol qui reo

Commise a tal, che'l suo bel nome adora ;
Ma forse scema sue lodi parlando.

PETRARCA.

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SO N E T TO

In cui i quaternarj, e i terzetti sono disposti nella seconda

maniera,

Apre l'uomo infelice, allor che nasce

In questa valle di miserie piena
Pria che al sol gli occhi al pianto , e nato appena

Va prigionier fra le tenaci fasce.
Fanciullo poi che non più latte il pasce

Sotto rigida sferza i giorni mena :
Indi in età più ferma e più serena

Tra fortuna ed amor more e rinasce.
Quanţe poscia sostien cristo e mendico

Fatiche e stenti, infinchè curvo e lasso

Appoggia a debil legno il fianco antico !
Chiude alfin le sue spoglie angusto sasso

Ratto così, che sospirando io dico :

Dalla culla alla tomba è un breve passo. Vi sono inoltre de' Sonetti che chiamansi colla coda, pero chè, oltre la loro forma ordinaria, hanno alcuni terzetti di più,

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(1) Andassen per andassero.

B

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