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G L O R I A. - Gloria che sei mai (1) tu è per te l'audace Espone ai dubbi rischi il petto forte; Su i fogli accorcia altri l'età fugace, E per te bella appar l'istessa morte. Gloria che sei mai tu ? con egual sorte, Chi ti brama, e chi t' ha, perde la pace; L'acquistarti è gran pena, e all'alme accorte Il timor di smarrirti è più mordace. Gloria che sei mai tu? sei dolce frode Figlia di lungo affanno, un aura vana; Che fra i sudor si cerca, e non si gode. Tra i vivi, cote (2) sei d'invidia insana: Tra i morti, dolce suon a chi non l'ode; Gloria flagel della superbia umana.

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. . . . Ma questa gloria, oh Dei ! Non è dell' alme nostre Un affetto tiranno ? Al par d'ogni altro Domar non si dovrebbe ? Ah no. De vili Questo è il linguaggio. Inutilmente nacque, (1) Mai, particella riempitiva | di cosa che affini, o accresca che forza al discorso. i forza altrui, ma solamente par

(2) Cote, pietra da affilar lando di cose morali. ferri, in senso figurativo dicesi

Chi solvive a se stesso, e sol da questo
Nobile affetto ad obbliar s'impara
Se per altrui. Quanto ha di ben la terra,
Alla gloria si dee. Vendica questa
L'umanità dal vergognoso stato
In cui saria (1) senza il desio d' onore;
Toglie il senso al dolore,
Lo spavento a perigli,
Alla morte il terror; dilata i regni,
Le città custodisce; alletta, aduna
Seguaci alla virtù; cangia in soavi
I feroci costumi,

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Veder di sdegni acceso il fiero Marte,
E crudo ferro trar dalle fucine
Del Dio di Lenno, e minacciar rovine,
E stragi, e morte in questa, e in quella parte;

Veder dagli odi atroci a terra sparte (2),
Le più superbe moli al Ciel vicine,
E coperte dall' erbe, e dalle spine
Tutte l'altro opre di natura, e d'arte;

(1) Saria per sarebbe, (2) Sparte, sparse.

Veder distrutto il Mondo, e i figli estinti
Pianger l' afflitte madri, e per la terra
I più famosi eroi depressi, e vinti;

Veder (ahi vista, che i più forti atterra!)
Correr i fiumi d' uman sangue tinti:
E puossi (1) odiar la Pace, amar la Guerra ?

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Fortuna, io dissi, e volo e mano arresta,
C'hai (2) la fuga, e la fè (3) troppo leggiera:
Quel, che vesti il mattin, spogli la sera;
Chi Re s'addormentò, servo si desta.
Rispose : È morte a saettar si presta;
Sì poco è il ben, tanto è lo stuol, che spera;
Che acciò n' abbia ciascun la parte intiera,
Convien, ch'un io ne spogli, un ne rivesta.
Poi dissi a Clori: almen tu sii costante,
Se non è la fortuna ; e amor novello
Non mostri ognora il tuo favor vagante.
Rispose: è così raro anco (4) il mio bello,
Che, per tutta appagar la turba amante,
Convien, ch or sia di questo, ora di quello.

GIRO LAM O GI GLI.

(1) Puossi, si può. | (3) Fè per fede. (2) C'hai, che hai. (4) Anco, anche, ancora,

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DONNA vidi raminga (1) in nuda arena
Languida, ed arsa dal calore estivo,
PIANTA sorger di pomi, e frondi piena,
E un RUSCELLo apparir limpido, e vivo:
Ella assisa alla dolce ombra serena,
Or de pomi si pasce, or beve al Rivo;
Spirto (2) ripiglia, e ristorata appena,
E quelli prende, e prende questi a schivo (3)
Alfin superba in piè si leva, e poi
Con atti oltraggia sconoscenti, e rei
Il Ruscello, la Pianta, e i frutti suoi.
Seccansi, e l'acqua, e i rami in faccia a lei,
Pastorelle, scacciatela da voi ,
L'iniqua INGRATITUDINE è costei.

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Ricco di merci, e vincitor de venti
Giugner vid' io Tirsi al paterno lido;
Baciar l'arene il vidi, e del finito -
Cammino ringraziar gli Dei clementi.

C1) Raminga, errante. (3) Prendere una cosa a schi(2) Spirto per spirito, vo, vale disgustarsi d'una cosa.

Anzi, perchè leggessero le Genti
Qualche di tanto don segno scolpito,
In su l'arene stesse egli col dito -.
Scrisse la storia di sì lieti eventi.

Ingrato Tirsi, ingrato ai Cieli amici!
Poichè ben tosto un'onda venne, e assorti
Seco tutti portò quei benefici;

Ma se un dì cangeransi a lui le sorti ,
Scriver vedrollo degli Dei nemici
Non su l'arena, ma sul marmo i torti.

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Invidia rea di mille insanie accesa,
Veggio i tuoi lampi anzi che i tuoni ascolto,
Ma non fia (1) già, che sbigottito in volto
Io de fulmini tuoi tema l'ossesa.

Qual folgore, che a rupe alta, e scoscesa
Squarciando il sen scopre un tesoro accolto,
Tal mentre il tuo livor barbaro, e stolto
Lacera altrui, le altrui virtù palesa.

S oltraggiare i migliori è il tuo talento;
Mentre oggetto d'invidia esser degg'
Superbo andrò dell' ira tua contento.

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(1) Fia per sarà,

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