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Come l'inganno ebbe nell' uom ricetto?
E quella, ond' (1) era lieve il nostro esiglio,
Semplicità, come si feo (2) difetto?
Ahi, se fuma di sangue il suol vermiglio,
E se frode v'alberga, odio, e sospetto,
Tutto è dell' empia (3) ambizion consiglio!
ANGELO ANTONIO SOMAI.

--------------------A M O R E.

Chi crederia (4), che questo
Temerario fanciullo anche fra l'armi
Ardisse penetrar? l'ire feroci,
Le strepitose voci
D'oricalco (5) guerrier punto non teme.
Scorre in mezzo alle schiere;
Chi accende, chi ferisce;
Ad uno il senno, all'altro il cor rapisce.
Tutti veggo (6) cambiar. Sfidò quel forte
A cimento la morte; or trema innanzi
Alla beltà, che diventò suo Nume.
Chi le temute piume
Svelle dall' elmo, ed a vergar le adopra
Molli sensi d'amore; altri con l'asta
Destinata a ferir, su tronchi imprime

v (1)Onde, per la quale, per cui. I vagia, crudele. (2) Si feo per si fece, cioè (4) Crederia per crederebbe.

divenne. (5) Oricalco, tromba. (3) Empia, colpevole, mal- l (6) Veggo, vedo.

Il nome del suo bene. Eroica impresa
Sembra al guerriero il superar co vezzi
La durezza d'un core; e quando ha vinto,
Ne trionfa lo stolto,
Come se avesse appunto
Siracusa espugnata, arsa Sagunto.
Prima odiava l' oziosa dimora,
Or se tromba dal sonno lo desta ,
Odia il giorno, detesta l'aurora
Avvilito l'amante guerrier.
Già sognava battaglie, ruine,
Ed or sogna quel volto, quel crime (1),
Quelle ciglia (2), che apprese a temer.
METASTASIo. Asilo d'Amore.
Amor s'asside alla mia Fillio accanto,
Amor la segue ovunque i passi gira:
In lei parla, in lei tace, in lei sospira,
Anzi in lei vive, ond'ella, ed ei (3) può tanto.
Amore i vezzi, Amor le insegna il canto;
E se mai duolsi (4), o se pur mai s'adira,
Da lei non parte Amore; anzi si mira
Amor nelle bell'ire, Amor nel pianto.
Se avvien che danzi in regolato errore,
Darle il moto al bel piede Amor riveggio (5),
Come l'auretta quando muove un fiore.
(1) Crine, capelli. (4) Duolsi per si duole.
(2) Ciglia per occhi, (5) Riveggio, rivedo,
(3) Ei per egli, - -

Le veggio(1) in fronte Amor come in suo seggio,
Sul crin (2), negli occhi, sulle labbra Amore;
Sol d'intorno al suo core Amor non veggio.
GIOVANNI BATTISTA ZAPPI.
Stanco di tender l'arco il fier Cupido,
O di far tante piaghe un dì pentito,
Solingo errava in orticel fiorito,
Ove l'Api dorate han dolce nido.
Alla preda d'un favo il Dio di Gnido
Stende la man furtiva, ed ecco un dito
Gli punge Ape rabbiosa, ond' ei (3) ferito
Batte il suol, scuote ivanni(4),e manda un grido.
Vola a Ciprigna (5), e grida: o Madre Dea,
Ve (6) quanto, ve, picciola vespa impiaga,
E pianto amaro in così dir spargea (7).
La Madre allor ridendo; Amor t'appaga,
Nè ti doler dell'Ape, a lui dicea (8),
Tu pur picciolo sei, ma fai gran piaga.
GIov. BATTISTA PASTORINI.

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Lunga è l'arte d'Amor, la vita è breve,
erigliosa la prova, aspro il cimento;
Difficile il giudizio, e a par (9) del vento
Precipitosa l' occasione, e lieve.

(1) Veggio, vedo. (6) ve per vedi. C2) Crine, capelli. (7) Spargea per spargeva. (3) Ei per egli. (8) Dicea per diceva. (4) Vanni voce poetica per ali. (9) A par del vento, come C5) Ciprigna, Venere, il vento,

Siede in la (1) scuola il fiero mastro, e greve
Flagello impugna al crudo uffizio intento,
Non per via del piacer, ma del tormento
Ogni discepol suo vuol, che s'alleve (2).

Mesce i premi al castigo, e sempre amari
I premi sono, e tra le pene involti,
E tra gli stenti, e sempre scarsi e rari.

E pur fiorita è l'empia scuola, e molti
Già vi son vecchi: e pur non v'è chi impari;
Anzi imparano tutti a farsi stolti.

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Dunque gli Dii non volsero
Le mie speranze in gioco,
Te dunque ancor che tacita
Pur arse il nostro foco,
Chiusi volea modestia
Quei cari labbri in vano,
Che aprirli alfin compiacquesi
Amor di propria mano.
Tu m'ami : il tuo resistere
A torto alfin m'increbbe;
Esso alla mia vittoria
Pregio novello accrebbe.

(1) I poeti dicono alcune devesi dire nello, nella, volte in lo, in la; ma in prosal (2) s'alleve per s'allevi. o

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Deh più gradita all' animo Per te che il puoi si renda, Che per mio ben ripeterla Dalla tua bocca intenda. Escan sinceri e liberi I tuoi sospir dal core: Quegli occhi i miei ricerchino, E in lor gli arresti Amore. Noi vegga uniti Apolline, S'esce dal lido Eoo (1), Noi, se nel freddo oceano Attuffa Eto, e Piroo (2), Se te destin contrario Dal fianco mio non parte (3), Con pace sia di Venere, Lei non invidio a Marte. Me Amor di nuovo imperio Non graverà ch'io creda, Egli, che ad altra tolsemi, Onde foss'io tua preda. Fiamma, se i voti il mertano (4), Eterna ad ambo (5) ei dia, Che ognor l'istessa io troviti, E novo ognor ti sia. Pochi la Parca indocile Anni mi lasci omai ; Se teco possa io viverli Sarò vissuto assai. (1) Eoo, orientale. (4) Mertano per meritano,

(2) Due cavalli del Sole, (5) Ambo, tutti e due, (3) Parte, separa,

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