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35 Altrui vile , e negletta , á me sì cara ,

Che non bramo tesor , nè regal verga (1);
Nè cura , o voglia ambiziosa avara
Mai nel tranquillo del mio petto alberga.
Spengo la sete mia nell' acqua chiara,
Che non tem' io, che di venen s' asperga :
E questa greggia , e l' orticel dispensa

Cibi non compri alla inia parca mensa.
Che

росо è il desiderio, e poco è il nostro
Bisogno, onde la vita si conservi.
Son figli miei questi , ch' addito, e mostro,
Custodi della mandra, e non ho servi.
Così men (2) vivo in solitario chiostro (3),
Saltar veggendo i capri snelli, ei cervi,
Ed i pesci guizzar di questo fiume;

E spiegar gli augеlletti al Ciel le piume(4).
Tempo già fa, quando più l'uom vaneggia
Nell' età prima, ch' ebbi altro desio;
E disdegnai di pasturar la greggia,
E fuggii dal paese a me natio :
E vissi in Memfi un tempo; e nella reggia
Fra i ministri del Re fui posto anch' io :
Ebenchè fossi guardian degli orti ,
Vidi, e connobbi pur l'inique corți.

(1) Verga , scettro.
(2) Men per me ne, riempitivo

una certa grazia ed

she aggiunge

espressione alla parola vivo.

(3) Chiostro, dimora,
(4) Piume, ali.

E lusingato da speranza ardita,

Soffrii lunga stagion ciò che più spiace :
Ma poi ch' insieme con P età fiorita
Mancò la speme (1), e la baldanza audace;
Piansi i riposi di quest' umil vita,
E sospirai la mia perduta pace;
E dissi : O Corte, addio. Così agli amici
Boschi tornando, ho tratto i dì felici.

TASSO. Gerusalemme liberata , Canto 7.

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Care selve heate,
E voi solinghi, e taciturni orrori
Di riposo, e di pace alberghi veri,
O quanto volontieri
A rivedervi i' (2) torno! e se le stelle
M'avesser dato in sorte
Di viver’ a me stessa, e di far vita
Conforme alle mie voglie;
Io già co' campi Elisi
Forturato giardin de' Semidei,
La vostrcmbra gentil non cangerei :
Chè se ben dritto miro
Questi beni mortali
Altro non son che mali :
Men' ha , chi più n' abbonda ,

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(1) Speme , voce poetica per speranza. (2) I per io.

E

ma lacci

E posseduto è più che non possiede :
Ricchezze no
Dell' altrui libertate.
Che val ne' più verdi anni
Titolo di bellezza,
O fama d'onestate,
En mortal sangue nobiltà celeste;
Tante grazie del Cielo, e della terra ;
Qui larghi, e lieti campi,
E là felici piaggie;
Fecondi paschi, e più fecondo armento,
Se in tanti beni il cor non è contento?
Felice pastorella!
Cui cinge appena il fianco
Povera sì, ma schietta ,
E candida gonnella :
Ricca sol di se stessa,
E delle grazie di natura adorna;
Che in dolce povertade,
Nè povertà conosce, né i disagi
Deile ricchezze sente;
Ma tutto quel possede,
Per cui desio d'ayer non la tormenta;
Nuda sì, ma contenta.
Co’ doni di natura,
I doni di natura anco nudrica:
Col latte il latte avviva ,
E col dolce dell' api

D

Condisce il mel delle natie dolcezze :
Quel fonte ond' ella beve,
Quel solo anco la bagna, e la consiglia :
Paga lei, pago il mondo.
Per lei di nembi il Ciel s'oscura indarno ,
E di grandine s'arma,
Che la sua povertà nulla paventa :
Nuda sì, ma contenta.
Sola una dolce, e d'ogni affanno sgombra
Cura le sta nel core :
Pasce le verdi erbette
La greggia a lei commessa , ed ella pasce
De' suoi begli occhi il pastorello amante;
Non qual le destinaro (1)
O gli uomini , o le stelle ;
Ma qual le diede amore.
E tra l'ombrose piante
D'un favorito lor mirteto (2) adorno,
Vagheggiata, il vagheggia, (3) nè per lui
Sente foco d'amor , che non gli scopra,
Ned (4) ella scopre ardor, ch' egli non senta,
Nuda sì, ma contenta.

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(1) Destinaro per destinaro. no.

(2) Mirteto, luogo pieno di mirti.

(3) Vagheggiare vale rimirar con diletto.

(4) Ned in luogo di nè a cat gion della vocale che segue,

O vera vita, che non sa che sia
Morir innanzi morte,
Potess' io pur (1) cangiar teco mia sorte!

GIOVANBATTISTA GUARINI.

FILLE.

Il primo albor non appariva ancora ,

Ed io stava con Fille a piè d'un orno
Or ascoltando i dolci accenti, ed ora

Chicdendo al ciel per vagheggiarla il giorno. Vedrai , mia Fille, io le dicea, l'Aurora ,

Come bella a noi fa dal mar ritorno;
E come al suo apparir turba , e scolora

Le tante stelle, ond’ è l'Olimpo adorno.
E vedrai poscia il sole , intorno a cui

Spariran da lui vinti, e questa, e quelle ,

(Tanta è la luce de' bei raggi sui.) (2) Ma non vedrai quel ch'io vedrò : le belle

Tue pupille scoprirsi ; e far di lui
Quel ch'ei fa dell'Aurora , e delle stelle.

EUSTACHIO MANFREDI. (1) Pur per pure, particella forza alla frase.

so riempitiya che aggiunge und geria (2) Sui per suoi.

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