I quattro poeti italiani [Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso.]

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1886 - 695 頁

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第 96 頁 - O della propria o dell' altrui vergogna Pur sentirà la tua parola brusca; Ma nondimen, rimossa ogni menzogna, Tutta tua vision fa manifesta, E lascia pur grattar dov' è la rogna : Che se la voce tua sarà molesta Nel primo gusto, vital nutrimento Lascerà poi quando sarà digesta. Questo tuo grido farà come vento Che le più alte cime più percuote: E ciò non fa d
第 81 頁 - Poi che deposto il pianto e la paura pur al bel volto era ciascuna intenta; per desperazion fatta sicura, non come fiamma che per forza è spenta, ma che per se medesma si consume, se n'andò in pace l'anima contenta, a guisa d'un soave e chiaro lume cui nutrimento a poco a poco manca, tenendo al fine il suo caro costume. Pallida no ma più che neve bianca che senza venti in un bel colle fiocchi, parea posar come persona stanca: quasi un dolce dormir ne...
第 59 頁 - ... distorta, con le man monche, e di colore scialba. lo la mirava: e come il sol conforta le fredde membra che la notte aggrava, cosi lo sguardo mio le facea scorta la lingua, e poscia tutta la drizzava in poco d'ora, e lo smarrito volto, come amor vuol, cosi le colorava.
第 168 頁 - Ben mi si potria dir: — Frate, tu vai l'altrui mostrando, e non vedi il tuo fallo. Io vi rispondo che comprendo assai, or che di mente ho lucido intervallo; et ho gran cura (e spero farlo ormai) di riposarmi e d'uscir fuor di ballo: ma tosto far, come vorrei, noi posso; che '1 male è penetrato infin all'osso.
第 77 頁 - Surge a* mortali per diverse foci La lucerna del mondo; ma da quella, Che quattro cerchi giugne con tre croci, Con miglior corso e con migliore stella Esce congiunta, e la mondana cera Più a suo modo tempera e suggella. Fatto avea di là mane e di qua sera Tal foce quasi; e tutto era là bianco Quello emisperio, e l'altra parte nera, Quando Beatrice in sul sinistro fianco Vidi rivolta, e riguardar nel Sole: Aquila sì non gli s'affisse unquanco.
第 236 頁 - S'avea lo scudo e dipoi l'elmo tratto; Quando una cuffia d'oro, in che celarsi Solcano i capei lunghi e star di piatto, Uscì con l'elmo; onde caderon sparsi Giù per le spalle, e la scopriro a un tratto; E la feron conoscer per donzella, Non men che fiera in arme, in viso bella.
第 62 頁 - Soccorri all' alma disviata e frale , E '1 suo difetto di tua grazia adempì ; Sicché, s' io vissi in guerra ed in tempesta, Mora in pace ed in porto, e, se la stanza Fu vana, almen sia la partita onesta. A quel poco di viver che m' avanza, Ed al morir degni esser tua man presta ; Tu sai ben che 'n altrui non ho speranza.
第 34 頁 - Ma io senti' sonare un alto corno , Tanto ch'avrebbe ogni tuon fatto fioco, Che contra se la sua via seguitando Dirizzò gli occhi miei tutti ad un loco. Dopo la dolorosa rotta, quando Carlo Magno perde la santa gesta, Non sonò sì terribilmente Orlando.
第 26 頁 - ... a cui la roba manca, si leva e guarda e vede la campagna biancheggiar tutta, ond'ei si batte l'anca, ritorna in casa, e qua e là si lagna, come '1 tapin che non sa che si faccia; poi riede, e la speranza ringavagna, veggendo il mondo aver cangiata faccia in poco d'ora; e prende suo vincastro, e fuor le pecorelle a pascer caccia.
第 83 頁 - Per lo regno mortal ch' a lui soggiace, Diventa in apparenza poco e scuro, Se in mano al terzo Cesare si mira Con occhio chiaro e con affetto puro ; Che la viva giustizia che mi spira, Li concedette in mano a quel ch...

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