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Provvidenza, che voleva eguagliare al merito universale della Redenzione del Cristo il dono dell'incivilimento sociale dell'umanità.

II. Adunque l' imperadore Leone com' ebbe purgata la Bizantina Chiesa di Fozio, e richiamato dall'esilio tutti i vescovi ed altri cherici che non si erano piegati ad inchinarlo patriarca, li convocò nella chiesa di Santa Sofia. Ad essi espose come li avesse liberati dal giogo della tirannide foziana, dando fine allo scandalo dello scisma che aveva imperversato sotto i due imperadori Michele e Basilio; come avesse stimato opportuno destinare al patriarcale seggio il fratello Stefano, per integrità di fede, mondezza di costumi e pregio di dottrina a tutti noto. Pregavali con ogni più caldo ufficio a voler comunicare con lui, consentendo alla sua elezione, che avrebbe fatto dell'afflitta loro Chiesa un solo ovile con un sol pastore; che se Stefano, per la illecita ordinazione in diacono ricevuta da Fozio, diacono non fosse, non si lasciassero rattenere da questa irregolarità; ma bensì supplicassero per lettere il Papa, come egli stesso avrebbe fatto, perchè degnassesi dispensare ai sinodali e papali decreti, che gli ordinati da Fozio rincacciavano nell'ordine dei laici. ' Consentirono tutti; e

Appendix Concilii Constantinop. IV. Mansi, tomo XVI,

pag. 426,

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Stiliano metropolitano di Neocesarea, a nome della cheresia e del popolo di Costantinopoli, scriveva una bella lettera al Pontefice.

In questa recisamente narrato tutto l'avvenuto fino a quel dì intorno allo scisma foziano ,. così si volge al Pontefice : « Poichè sappiamo » dover noi essere retti e governati dal vostro » apostolico seggio, con queste umili nostre let» tere vi preghiamo ad usare misericordia verso » un popolo, che non senza grave impulso seguì » Fozio. Imperocchè prima venne a ciò condotto » dall'autorità di Rodoaldo e Zaccaria vostri le

gati, che avevano da principio collocato Fozio » nella patriarcale sedia di Costantinopoli, poi » dai legati Eugenio e Paolo che di nuovo lo ac» colsero in comunione. Vi preghiamo di per» dono, perchè una infinita moltitudine di fedeli » non sia tratta in perdizione insieme con Fo» zio, proscritto dalla Chiesa. Perdonate, chè » tale fu sempre il costume della Chiesa. Infatti » il quarto Concilio generale depose Dioscoro, » capo di ribaldi, uccisore del santo patriarca » Flaviano; ma accolse penitenti i consegrati da » lui, che per lui prevaricarono e perseguitarono » la fede. Anche la settima Sinodo Nicena con» dannò i capi degl' Iconomachi; tuttavolta i se

guaci di loro, pentiti del male, accolse. Con pari ragione condanno pure Fozio fin da principio scismatico, da scismatici contro le sacre

»

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» leggi eletto, e rotto a molti delitti. Ma verso

gli abbindolati dalle sue frodi, ti preghiamo » usare misericordia e perdono, dispensando ,

perchè sia tornata la pace alla Chiesa di Costantinopoli, e non sia più chi tenga per

Apollo, chi per Cefa, chi finalmente per Paolo; » in guisa che il corpo della Chiesa, che è uno, » non venga sperperato; ma bensì tutti d'un » labbro lodiamo Cristo Iddio, come solo capo, » e nostro comune salvatore, e ne predichiamo » i comandamenti. Imperocchè noi, richiamati in » Costantinopoli dai principi, e scongiurati da » molti dei Foziani a fare che per dispensa » dell' Apostolico Seggio potessero esercitare i » sacerdotali ufficii; tuttavolta credemmo non » doversi loro aggiugnere fede, fino a che dalla » Santilà tua non venisse ordinata qualche cosa » di più certo e stabile. Nessuno di questi, o » venerando Pontefice, testimone lo stesso Iddio, » che comunicarono con Fozio, il fece di proprio » talento; ma spinto dalla violenza di coloro che » in quel tempo tenevano la somma delle cose. » Laonde preghiamo la Santità tua ad avere mi» sericordia di un popolo che è in sul disperare. » Te ne prega lo stesso Pietro, di cui tu hai » avuto in sorte il luogo ed il seggio, quel Pie» tro che dal Signore di tutti apprese a perdo>> nare senza misura. Esaudisci a noi : e così » sperimenterai la suprema clemenza di Dio,

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» affinchè per la intercessione della santissima » Genitrice di Dio, delle Virtù celesti, degli Apo» stoli, dei Profeti, Martiri, Confessori e di tutti » i Beati per lunghissimi anni amministri l'apo» stolica Chiesa.

Papa Stefano che sapeva con quanta cautela bisognava procedere coi Greci, cautamente rispose a questa lettera, che pure era scritta con tutta sincerità di cuore. Imperocchè la lettera dell' Imperadore, che non ci è stata tramandata, e questa di Stiliano non si accordavano intorno alla cacciata di Fozio. Quegli diceva, che Fozio per umiltà avesse rinunciato al seggio; questi lo diceva cacciato. Per cui Stefano rispondeva, trovarsi fra due, essendo ben altra cosa una volontaria abdicazione e una violenta cacciata: chieder tempo a pensare, e Legati che il venissero chiarendo; essendo la santa Romana Chiesa specchio ed esempio a tutte le altre, in guisa che il diffinito da lei una volta debba per tutti i secoli fermamente mantenersi. Essere ragionevole, che senza cognizione di causa non sia pronunziato giudizio. * Corsero tre anni; la causa fu conosciuta, ed il Pontefice confermò Stefano

1 Mansi, tomo XV, pag. 434.

Ibi, 435. « Etenim sancta Romana Ecclesia velut speculum quoddam et exemplar Ecclesiis cæteris, præposita est : quæ si quid definierit, id omnibus sæculis firmior inconcussumque manet. Par est ergo, ut absque causæ cognitione, judicium et sententia non pronuntietur.»

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sul seggio patriarcale; perdonò ai traviati da Fozio, e fu fatta pace tra Roma e Bizanzio.

Fallace concordia, la quale fu come cenere che ricoprì per tutto un secolo un incendio, che era per divampare per malizia del patriarca Michele Cerulario. Dalla cacciata di Fozio (886) fino all'assunzione di costui al Seggio Bizantino, che avvenne nell'anno 1042, se non avvennero aperte fellonie alla Romana Sedia, s'ebbero a compiangere nella Chiesa di Costantinopoli le conseguenze dell' avere una volta rotto il vincolo di adesione al centro della unione ecclesiastica. Imperocchè non avendo voluto approvare il patriarca Niccola, successore di Stefano, il quarto matrimonio dell'imperadore Leone, avvenne uno scandaloso scisma, che durò un trent'anni nella Chiesa Bizantina; chi teneva lecite, chi illecite le quarte nozze di Leone; e per questo l' uno si separava dalla comunione dell'altro. I patriarchi come valletti erano mandati via dagl' imperadori, e come ufficiali dello Stato venivano investiti del sacro ministero. Tuttavolta in tanto disordine non cadde dalla mente dei Greci il pensiero che la Romana fosse la prima Sede, e che da lei dovessero tutte le altre dipendere. Dopo quella confessione che ne dettero Stiliano e gli altri vescovi, chiedendo misericordia e perdono al Pontefice pe' traviati da Fozio, ne troviamo altre assai luculenti

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