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LETTERA

D E L L'EDITORE

AGLI ERUDITISSIMI AMICI SUOI,

ALCÈO ED ARISTIPPO.

Voi, che in questo secolo sconvolto e rovesciato volgete gli occhj gravi, pensosi, ed affezionati intorno a i monumenti letterarj d'Italia; che bramate udire ancora sonar altamente gli eccelsi nomi della sua così illustre ed onorevole stirpe; voi, che siete nati ad ammirare e gustare la poesia, e

TOM. I.

la grande poesia, lasciate un poco le verdeggianti sponde d’Ilisso, e meco in sulla riva del Tamigi seguite ed accompagnate il laureato e trionfante progresso di tanti e sì maestosi Genj d' Italia. Dall'Arcadia voi attende il Guidi, dal Campidoglio il PETRARCA.

Dal profondo silenzio in cui si giacque
Lunga stagion l'addormentata cetra
De' maggior Toschi, alfin si scuote e desta
Già sul Britanno suol spargendo all'etra
Di vaghi ed alti carmi aurea tempesta.

Non voglio, straniero e sconosciuto qual io sono, in modo disconvenevole oltrepassare i termini prescritti alle lodi cosi dovute alla terra madre d'eroi, di poeti, e d'oratori : ma voi che, nel corso della vostra letteraria fortuna, avete viaggiato

sulle tracce degli augusti lumi d'Atene e di Roma, degnatevi di ammirare la sublimità de' Toscani Poeti tra l' aure de’lor vaghi e dilettosi monti.

Il Genio della Poesia, per bocca d'un suo Cigno* maggiore, così canta in rime alte ed armoniche le strane sue vicende, dopo il naufragio nel quale le bell' arti perirono con sì crudele e paventoso strazio.

Poichè l'imperio alto di Roma
Cadde di seggio, e del regale aspetto
E del parlar la maestà perdeo ;
Itale rime ad intrecciar diletto
Presi, e d’un Tosco allòr fregiai la chioma,
D'un Tosco alloro, che del lauro Acheo
E del Romano a par crebbe, e si feo
Illustre serto all onorate fronti !
Il san que' due, ch'all' Arno in riva il chiaro

* Filicaja.

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