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del publico; che potrà ora a tutt'agio fare giudizio da sè. Gli è certo per altro che quando alle cose edite siano aggiunte le postume, e da ciò viemeglio risulti il Giordani versatissimo nelle scienze fisiche, profondo nelle matematiche e nelle metafisiche; posseditore di tutta la dottrina politica istorica legislativa, non che dei principii della economia, di tutte le nazioni e di tutti i tempi; interprete sagacissimo di più o meno antiche mitologie; informatissimo de' modi pratici delle arti, indagatore ed esponitore sapientissimo della natura e principii Slosofici ed estetici non che della istoria di esse , potente sopra tullia far colle parole ritratto delle opere loro; scrutatore acuto e rappresentore evidentissimo di tutta quanta la varietà degli affetti e delle passioni umane; prontissimo ad abbracciare colla mente più cose, e svariatissime, ad un tempo, trovare l'analogia di quelle che paiono le più stranie fra loro, queste collegare insieme; poderosissimo nell'opera del raziocinio colle deduzioni e le conclusioni, e nel ridurre il vario all' uno, trovatore del dinamometro de'cervelli; precettore sicurissimo nell'arte di scrivere, giudice imparziale e autorevole d'opere e di autori in verso e prosa , maestro in ogni varietà e gradazione di stile, in ogni genere di traduzioni, modello ora di facondia ora di eloquenza, inventore della epigrafia italiana; castigatore gravissimo di costume o privato o pubblico; consigliatore prudentissimo di vita e di governo; misuratore severo delle grandezze fabbricate o dagli uomini o dalla fortuna, osservatore delle create da natura; odiatore di male, innamorato di bene, impaziente d'iniquità; l' animo pieno di tutti i forti e delicati affelti, chiuso all'avarizia e all'ambizione, solo aperto alla filosofia e sopra lutto all'ami: cizia; sviscerato e pertinacissimo nell'amore della patria: quando, dico, virtù si fatle vengano ora per l'integrità de' suoi scritti poste in maggiore rilievo, tanto meglio sarà patente la stollezza di coloro che vanno ripetendo la trita

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canzone, il Giordani valere qualche cosa per la lingua e l'artifizio della dicitura, niente per la materia dei pensieri. Il quale giudizio, oltrechè, senza ripetere il detto in altro luogo, è convinto vanissimo dalla presente edizione in cui sono raccolti innumerabili pensieri non solo privi d'ogni prestigio di stile, ma nndi del tutto; porta eziandio in sè stesso la dimostrazione di sua falsità. Perche se il Giordani è puramente cucitore di frasi e brunitore di periodi, un Retore, secondo piacesi chiamarlo un Proteo moderno avente tutta la mutabilità non tutta la scienza di quel divino mandriano; chi mi spiega come mai qualità si innocue gli facessero questa caterva e si fiera di nemici ? Perchè di sole parole si danno costoro lanto mar. tello; cotanta ne prendano o ira o paura ; di ciò proclamano lui un veleno e una peste, e in ogni guisa cercano spaventare la gioventù dall'accostarsi con esso ? Strana maniera di biasimo che onora più d'ogni lode. Ma, ripigliando il suddetto dubbio , quando veggo il dubitare fondarsi sopra questo « che uno scrittore non tiene nello scrigno a sta. gionare i lavori suoi se non quel tempo che basti all'incontentabile lima; passato il quale, egli medesimo li mette fuori, cercando da’nuovi scritti nuova gloria e guadagno: e che raramente gli scritti postumi aggiungono qualche cosa alla fama degli autori » ; allora allermo che la stessa

; vanità dell'asserto rende medesimamente vana ogni risposta. E che diremo dunque quando l'autore a stagionatura perpetua di scritti suoi è costretto da chi tiene la forza, e questa ha in luogo di ragione ? la quale contrarietà, quanto facile a cansare da chi usa la penna contro il Giordani, altrettanto sappiamo essere troppo sovente intervenuta a lui. E quando all'autore poco importa della gloria, niente del guadagno? E quando egli scrive per mero sfogo di sè o per secreto piacere di particolari amici; niuna cosa bramando meno che di andare attorno in istampa ? come appunto il Giordani diede a vedere nel.

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l'821, lorchè al Brighenti con molta istanza chiedente. gli d'essere lasciato fare l'edizione che già nominammo, ri. spondeva « parergli più ragionevole e più utile progetto raccogliere e ristampare tutte le cose del Perticari : e poi nel 45 desiderò che in Firenze prima delle opere proprie venissero publicati in corpo gli studi giovanili del Leopardi. Nel punto poi del contribuire gli scritti postumi alla fama degli autori; senza allegare gli Annali del Beverini, e diverse opere insigni che per vedere la luce non aspettavano altro se non che l'autore morisse; mi fermerò nel fresco esempio del Leopardi; domandando se le prose, le poesie, i volgarizzamenti suoi postumi divulgati dal Ranieri, non sono quanto di meglio siasi pro-, dotto in quei tre generi da quel poderosissimo ingegno.

Ma un'altra sua opinione non dubita recare in mezzo il disseminatore di questo dubbio, la quale, in senso mio, va lungi dal vero; ed è « che il Giordani espresse sempre le idee che nel momento piacevano; e riusci parlatore gradito perchè parlatore opportuno ». Quanto alla opportunità intendo e convengo; posto che parlatore o scrittore opportuno sia chi manifesta verità e massime o nuove o dimenticale; convenevoli a quel dato tempo, e non inutili per tutti i tempi. Non così m'accordo all'altra parte della sentenza. (ivi s'intende dello stile, ovvero dei pensieri. Nel primo caso (che dalle premesse mi torna manco probabile) le idee del Giordani non furono quelle del momento sia quando principiò sia quando conchiuse la carriera di scrittore. Non quando cominciò: poichè avendo egli attinto alle fonti più pure delle più vere letterature greca latina italiana, alle quali era discosto anzi contrario il gusto del secolo; non che seguisse la corrente, le si oppose anzi animoso e sicuro nel proprio valore: e fu mirabile come da solo vincesse la prova di tornare italiana l'Italia, nel punto dello scrivere tramutata affatto in provincia francese. Non quando fini; ch'essendo

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noi per forza delle armi , incontrastabile a ragione ed in. gegno, rimessi in fondo d'ogni cosa, declinarono in poco d'ora le patrie lettere si faltamente, che soffrimmo ezian. dio la vergogna di udire gioventù italiana chiamare Pie. tro Giordani scrittore papavero. Il tempo ch'egli esercitò un vero principato nell'arte, e quale maestro sovrano fu riconosciuto universalmente, e i precetti ed esempi suoi accettati quasi da ognuno, si fu dal 1810 al 30, lintanto che durò l'opera precipuamente sua di restitutore dello scrivere, e finchè di una qualunque si fosse nazionalità italiana bastò la vita o almeno la memoria. Tosto dopo, rivolti per poi da capo gli occhi verso Francia , fummo pronti a ripigliare da lei colla non sempre sana politica anche l' insano gusto e le più insane produzioni della sua letteratura: una misera contraffazione della quale ri. teniamo tuttavia ; e dio sa quando ci risolveremo a smetterla. Nel secondo caso poi, vale a dire se la predetta sentenza riferiscasi ai pensieri, allora tanto più entro in forse di sottoscrivermici. Le opinioni del Giordani non andarono mai pel sangue ad alcuno dei governi sotto cui visse: non gradirono a coloro che sia nell'intenzione sia nell'effetto di rimutare lo Stato si tennero a partiti estremi, estremamente dannosi: furono in ispecial modo abborrite, parlando in genere, dai clericali; e con quali conseguenze già si sa. Rispetto dunque a queste tre classi di persone, che aggiunti gli aderenti loro, forma non piccola parte della società; le idee tolte ad esprimere da Lui non erano quelle che più al momento piacevano. Laonde conchiuderei piuttosto che, essendo egli uno di quegli spiriti grandi e forti che dal suo secolo non ricevono, ma a lui prestano idee; di quegli scrittori rari in ogni tempo e in ogni popolo, i quali il vero il buono il bello preferiscono alla gloria e anche alla vita, e dai quali però il lettore si parte diverso, os sia migliore , che non gli si era accostato , ardente di

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amore e desiderio per le azioni utili e lodevoli, il cuore aperlo agli affetti più nobili, l'animo pieno di vigore insolito; uno insomma di coloro che praticano costantemente cogli atti le virtù, che persuadono colla potenza della parola; come tale piacque universalmente e venne esaltato a questa tanta fama: perchè, lasciando a parte le invidie e gli odii inevitabili ad ogni grande merito, non è ancora, per la dio grazia, spento affatto nel mondo il sentimento delle infrascritte virtù, e un istinto di venerazione e d'amore per i professori e fomentatori di esse.

Ne per verità più di questo generale giudizio intorno al nostro autore mi sono capaci alcune opposizioni particolarmente fatte all' Epistolario che or ora sono venuto a capo di dare in luce. Le quali posto che fossero per suase a tutti (e che alle somme cose fosse lecito paragonare le infime), io dovrei ripetere quanto il Leopardi , compiuto il comento al Petrarca, diceva di sè: « Condotta a fine un'opera piena di fatica, che sol della memoria mi sgomento, invece di essere ringraziato, mi tocca domandare perdono ai lettori, che gli antichi, a dirlo per incidenza, chiamavano candidi. » Se non che io, egualmente lontano e dall'aspettazione di ringraziamenti e dal presupposto di soddisfare colla mia pubblicazione ad ogni sorta di lettori, molto meno all'animo candidissimo di certi tali; quantunque niuna cosa mi sia più certa che l'inutilità del rispondere all'obiezioni di coloro «Che 'l furor letterato in guerra mena » ; tuttavia vo' qui un poco discorrere e bilanciare alcune delle dette contradizioni; se non altro acciocchè, per quanto risguarda il Giordani, non passi senza quasi eccezione quel che vediamo succedere generalmente; pronti ed efficaci al biasimo e alle accuse i contrari, muti o tardi alle difese gli amici.

Primieramente adunque, notala la smania, massime degl Italiani, fino dal cinquecento, secondo la vogliono rim

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