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risi in atto nella Chiesa. La loro stessa fede nella promessa d'indefettibilità fatta dal Cristo finisce per far loro ritenere una colpa l'inquietudine e l'impazienza da cui pur si sentono posseduti, e tergiversano tra la recriminazione e l'azione, preferendo poi sostare nella prima, sapendo per esperienza quanto la seconda sia pericolosa e, alla fine, inutile. Niente d'altra parte come questa perplessità e questo pratico rinunciarismo manifestano a che punto morto sian costrette le stesse intelligenze più aperte e le volontà più decise. D'accordo che la Chiesa non morrà. Il Cristianesimo, anche pei non credenti, è il massimo lievito di certezze morali che l'umanità abbia estratto dalla sua esperienza millennaria e l'istituzione che ne è stata la depositaria storica non sarà tanto facilmente repudiata dalla società. Ma il suo destino non dovrebb'essere certo quello di lasciarsi visitare e onorare come un museo, bensì di agire come la prima forza determinante del progresso interiore dell'uomo e della civiltà.

Comunque, quando noi indichiamo nell'elefantiasi della burocrazia lo svisamento più grave dell'ideale di Cristo a proposito della sua Chiesa, non intendiamo tanto riferirci alla complessità dei ministeri e degli uffici curiali quanto al fenomeno che li ha fatti sorgere e sopratutto allo spirito che li informa. Undici Congregazioni, tre Tribunali e sei Uffici (1) non sono poi un apparato così pachi

(") Le Sacre Congregazioni sono le seguenti : Suprema del S. Offizio, Concistoriale, per la Chiesa Orientale, dei dermico e schiacciante per un organismo centrale che ha ramificazioni su tutti i continenti ed amministra ben 400 milioni di fedeli. Ma questi venti dicasteri si rivelano in tutt'altra luce non appena li si osservi nella loro inesorabilità accentratrice e nella loro mentalità inficiata del più ottuso legalismo e conservatorismo. Non è il caso di anticipare qui nessuno degli appunti che denunceremo d'argomento in argomento toccando dei vari membri e delle varie attività. Qui ci limitiamo ad un rilievo relativo alla classe burocratica su cui fa leva la Curia Romana: una classe che ha certo conosciuto benemerenze e glorie, e che ha indubbiamente annoverato personalità storiche; ma anche una classe ormai notevolmente spremuta e sclerotica, oltre che di orizzonti estremamente conclusi. Solo in teoria, infatti, le Congregazioni dipendono dalle Commissioni cardinalizie: in effetti esse basano sopratutto sui al consultori » e sugli ( officiali », più sui secondi anzi che sui primi. Ora costoro (i veri elementi stabili della burocrazia ecclesiastica) sono reclutati (il come o le influenze qui non ci interessano) quasi esclusivamente dal seno del clero romano o, al più, italiano. Ciò che non è tanto ingiusto quanto improvvido. Perchè il vero cattolicesimo della Chiesa non dovrebbe essere un

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Sacramenti, del Concilio, dei Religiosi, de Propaganda Fide, dei Riti, Cerimoniale, degli Affari Ecclesiastici Straordinari, dei Seminari e delle Università degli Studi, della Rev. Fabbrica di S. Pietro. I Tribunali : Penitenzieria Apostolica, Supremo Tribunale della Penitenzieria Apostolica, Sacra Romana Rota. Gli Uffici : Cancelleria Apostolica; Dataria A. postolica, Rev. Camera Apostolica, Segreteria di Stato, Segreteria dei Brevi ai Principi, Segreteria delle Lettere Latine.

semplice folklore della « base », ma esprimersi siinultaneamente dal suo corpo dirigente e attraverso la mentalità direttrice della sua amministrazione. È assolutamente assurdo pensare che poche centinaia di officiali curiali, sprovvisti o quasi d'ogni conoscenza delle esigenze dei paesi ch'essi amministrano (con la più impossibile applicazione meccanica della legge), spesso ignorandone la lingua, la geografia e la storia, e per di più cullati negli agi di una vita blandamente impiegatizia a orario ridottissimo, debbano essere i responsabili del passo che il cattolicesimo tiene nel mondo. Chi opponesse che tra i « consultori », se non altro, il carattere internazionale della Chiesa è più rispettato, non direbbe che una cosa parzialmente vera, perchè, anzitutto, anche i « consultori » non italiani non sono mai la maggioranza e in ogni caso sono quasi esclusivamente dei religiosi, (e perciò superficialmente radicati nelle tradizioni dei loro stessi paesi) e da anni ordinari nelle università teologiche romane (e quindi già ambientalmente filtrati e neutralizzati). Quanto ai Cardinali, è vero che oggi quasi la metà del collegio è formata da non italiani, ma solo una minoranza di costoro risiede a Roma, così che la Curia praticamente è sotto l'influsso esclusivo delle porpore italiane. Quando poi si pensa che è questa stessa Curia la quale, attraverso la Congregazione Concistoriale e quella De Propaganda Fide, nomina i vescovi e gli arcivescovi del mondo intero, si può comprendere con quali criteri ciò avvenga.

Il discorso d'una urgente epurazione dei dicasteri ecclesiastici dai molti elementi, i quali non se ne servono che di trampolino per le loro ambizioni personali, è evidentemente tutt'altro e non investe che un problema di degnità e di pulizia interna di ordinaria amministrazione. Basterebbe non chiamare al posto d'ufficiale curiale giovani sacerdoti cui la ruggine burocratica non tarderà a intanare ogni entusiasmo sacro sostituendolo con la più sterile e disseccante cupidigia di onori, ma esclusivamente sacerdoti dal maturo senso pratico, già esperimentati al ministero e provatamente alieni da cupidigie del genere, per immettere aria nuova e rarefatta in ambienti notoriamente piuttosto asfittici. Questo comunque è un problema secondario in confronto al primo essenzialmente strutturale. La riforma del progetto non può essere posticipata alla costruzione dell'edificio. L'universalizzazione della Curia sbloccherebbe infatti il cattolicesimo da una notevole parte di quei feticci tradizionalistici che lo avviliscono e dinamizzerebbe incomparabilmente la sua azione sinora inceppata dal ciarpame di troppe mummie conservatrici.

Non ci si deve fraintendere. Per noi il pericolo di stasi non deriva alla Chiesa dal semplice fatto ch'essa è irrigidita in un complicato sistema burocratico. Nessuno che accetti seriamente la Chiesa può immaginarla come una semplice realtà mistica o una rarefatta comunità di puri spiriti. Concesso, come non si può non concedere, ch'essa debba pur avere un minimo di fisicità, non si può ammettere che la Chiesa di Pio XII si affidi a strutture simili a quelle che contraddistinguevano la Chiesa di Simon Pietro, il primo papa. A parer nostro, anzi,

la burocrazia della Chiesa dovrebbe, per qualche lato, svilupparsi anche di più (") (e atrofizzarsi per qualche altro). L'apparato burocratico è necessario anche alla Chiesa; ma tutt'altro che necessario è invece lo spirito burocratico di accentramento e di dittatorialità che lo anima: lo spirito cioè della supremazia senza appello della , burocrazia sulla stessa vita carismatica della Chiesa; come tanto quello che passa attraverso il filtro della burocrazia avesse diritto di cittadinanza nella Città di Dio e tutto il resto fosse da sospettarsi e ripudiarsi.

se sol

() Manca, ad esempio, un sia pur rudimentale Centro delle attività dei cattolici nei vari paesi e nei diversi settori.

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