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presenza li arse; di che piangendo il giovane, il padre mollo a compassione gli diede il Virgilio, e la Kettorica di Cicerone, com’eso riferisce.

Dimorò in Bologna dal 1323. fino al 1326. Ma sopravvenutagli la morte del padre, d'età d'anni 22. tornò in Avignone, andando le fa. coltà paterne a male per colpa de' curatori, che male quella eredità trattarono; e liberato dal peso di quello studio, si diede liberamente alle lettere che più gli piacevano; ancorachè da mol. ti sollecitato folle a continuare l' incominciata impresa delle leggi ; a che fatto sordo attese ad ornarsi di costumi, e lettere; nelle quali avendo già nome, fu per la dolcezza dello stile suo volgare tra gli altri grandemente amato da Giacomo Colonna Vescovo Lomberiense.

Tornato in Avignone si ritenne in casa di Giovanni Cardinale Colonna; che cost volle il Vescovo, acciocchè abitassero insieme; ove non manco fit dal Cardinale, che dal Vescovo amato. In questo tempo cadde il Petrarca d'età di 23. anni nell'amore di Madonna Laura, del quale poi nacquero tante belle composizioni, e la quale era nata di fumiglia nobile in dvignone, volendo altri che ella folle figliuola di Arrigo di Chiabau Signor di Cabrieres, e altri, che folle della casa di Sade.

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Grandemente dunque l'amò e in vita di lei, che furono anni 21, e dopo morte per fin ch'egli visse, che furono 26. come di poi diremo. E fu detto amore senza dubbio casto, e buono, moderatifi gli appetiti giovanili di lui con la virtù della donna amata. Tal che di quel.fuoco ardente uscì una fiamma così chiara, che tutti due loro fece illuftri in vita, e dopo morte, con grandisimo onore delle Muse Toscane, le quali ha mostro, com'altamente, e fantamente (per dir cost) posano cantar d'amore senza mescolarvi lascivia alcuna ; cosa che forse fino a qui alcun altro poeta in qualunque altra lingua non ha fatto.

Ma per tornare alla storia della sua vita, dico che, tocco dal detto filoco, e fentendosi ogni di più infiammare, già d'età d'anni 28. per moderare, com'effo scrive, l'affanno che fentiva, e tornare in libertà, deliberd partirsi ď Avignone, e visitare parte d'Europa, acciocche con la vista di nuove genti e paesi delle anco nella sua mente luogo a nuovi pensieri. Ed ottenuta buona licenza da Giovanni Cardinale Colonna, e dal Vescovo fuo fratello, coi quali si riteneva, com' è detto, se n'andd a Parigi, ed in Fiandra, e poi lungo il Reno per l'Alemagna vide molte città, e paesi, e passo per la selva d'Ardenna, e dopo non pochi mesi ritor

nd verso Lione per la via del Rodano; ove giunto, intendendo la gita del Vescovo Colonna a Roma, fermatosi in Lione, ebbe lettere da quel. lo che lo invitávano a seguitarlo; e giunto a Capranica, ivi si ferm) col Signor Orfo padron del luogo, non afficurandofi d'andar più avanci per ejjer a quei tempi le strade mal

sicure, riSpetto alle nimicizie che erano tra' nobili Romani. Ma intesa la sua venuta al detto luogo dalli Signori Colonnesi, il Vescovo medesimo con cento cavalli, e col Signore Stefano suo fratello andd a levarlo, e salvo lo conduffe alle sue cafe in Roma, ove dal Signore Stefano, padre. del Cardinale, e di sei altri figliuoli maschi, fu come l'ottavo raccolto, e da lutta Roma onorato per la fama già sparsa della sua virtute.

Stato alcuni mesi in Roma, desideroso di feguire gl' incominciari ftudj, si risolse tornare in Avignone, ed indi si raccolse alla solitudine di Valchiusa, per iftar fuori della frequenza della Corte , e non così vicino al fuoco che sentiva dell' amore di Madonna Laura ; e tutto fece con buona grazia del Cardinale Colonna.

La stanza di Valchiusa continud circa 10. anni, e con gran frutto nelle lettere, colle quali fece quel luogo famoso, ed ivi compose, o cominciò la maggior parte dell' Opere fue ed in profa, ed in verso, gran cosa fu che in un gior

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PARTE PRIM A.

SONETTO PRIMO. Riconoscimento del Petrarca del fallo suo, e disperazione. Dispera

di potere mai ricevere da se medesimo perdono, per aver composti verli di materia vana, amorosa; e pubblicatigli, e presone diletto: il che riconosce per fallo non degno di perdono, quantunque le persone, che abbiano provato amore, fieno, non solamente per perdonargli ciò, ma ancora per avernegli compassione.

Vot ch' alcolare in time farfe il fiano

OI ch' ascoltate in rime sparse il suono
Di quei sospiri ond' io nudriva il core
In ful mio primo giovenile errore,

Quand' era in parte altr' uom da quel ch'i' sono; Del vario stile, in ch' io piango, e ragiono

Fra le vane speranze, e 'l van dolore ;
Ove sia chi per prova intenda amore,

Spero trovar piecà, non che perdono.
Ma ben veggi’or, sì come al popol tutto

Favola fui gran tempo: onde fovente

Di me medesmo meco mi vergogno:
E del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,

E’l pentirsi, e 'l conoscer chiaramente,
Che quanto piace al mondo è breve fogno,

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SONETTO 11,
Per far una leggiadra fua vendetta,

E punir in un dì ben mille offefe,
Celatamente Amor l'arco riprese,

Com'uom ch'a nocer luogo, e tempo aspetta Era la mia virtute al cor ristretta,

Per far ivi, e ne gli occhi sue difese:
Quando 'l colpo mortal laggiù discese

Ove folea spuntarsi ogni faetta.
Però turbata nel primiero asfalto

Non ebbe tanto nè vigor, nè spazio,

Che potesse al bisogno prender l' arme;
Ovvero al poggio faticoso, ed alto

Ritrarmi accortamente dallo strazio;
Del qual oggi vorrebbe, e non può aitarme.

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SONETTO 111. ara 'l giorno ch' al Sol fi scoloraro Era

Per la pietà del suo Fattore i rai:
Quand' i' fui preso, e non me ne guardai,

Che i be' vostri occhi, Donna, mi legaro.
Tempo non mi parea da far riparo

Contra colpi d' Amor: però n' andai
Secur, senza fofpetto : onde i miei guai
Nel comune dolor s'incominciaro.

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