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SONETTO XLIX. Conforta Laura a lasciarsi amare, ancorachè egli non sia decevole

Amante, poichè non può essere, che ella non fia da lui amata; e il suo proprio destino le vieta d' essere amata da altri, come da lui. Prende la fimilitudine della Pianta che sia piantata

in arido Terreno.
Se voi poteste per turbati segni,

Per chinar gli occhi, o per piegar la testa,
O per esser più d'altra al fuggir presta

Torcendo 'l viso a' preghi onesti, e degni,
Uscir giammai, ovver per altri ingegni,

Del petto ove dal primo Lauro innesta
Amor più rami; i direi ben, che questa

Fosse giusta cagione a' vostri sdegni:
Che gentil pianta in arido terreno

Par che si disconvenga; e però lieta

Naturalmente quindi si diparte. Ma poi vostro destino a voi pur vieta

Lesler altrove; provvedere almeno

Di non star sempre in odiola parte, sooooooooooooox00000000000

SONETTO L. Dispera di potersi liberar mai dall' Amore di Laura, o di smi

Ma dice essere da tentare, che Laura ami.
Laflo, che maľ accorto fui da prima

Nel giorno ch' a ferir mi venne Amore!
Ch'a passo a passo è poi fatto fignore
Della mia vita, e posto in fu la cima.

ES

nuirlo.

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Io non credea, per forza di sua lima,

Che punto di fermezza, o di valore
Mancaffe mai nell' indurato core:

Ma così va chi sopra 'l ver s'estima,
Da ora innanzi ogni difesa è tarda

Altra, che di provar, s'affai, o poco

Questi preghi mortali Amore sguarda.'
Non prego già, nè puote aver più loco,

Che misuratamente il mio cor'i arda;
Ma che tua parte abbia costei del focos

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eramattribuisce a

D' Inverno era; quando fcrisse questa Sestina. Asomigħa a questo

il suo stato nella seconda Stanza, mostrando che egli ha ghiac, cio, e nebbia. Afegna nella terza Stanza una qualità al Verno, che non pur la nebbia fi converte in pioggia, ina per

Vénti fi dilegua, e la pioggia ceffa; e la Primavera fa sparir le nevi, e'l ghiaccio; ed i Fiumi corrono, che prima immobili. Nella quarta pone in lui una qualità contraria, Laura uno stato fimile, almeno di nome, al suo, del quale nasce il suo: ficcome nella quinta dice che è pieno di lagrime, che egli intende per Pioggia, e di sospiri, che intende per Vento. Nella festa di chiama per contento di cutri i Sospiri, poichè fospira per Laura, la quale gli fi mostrò la prima volta tanto piacevole e graziosa. Nella settima fi duole che quel di passafle così tófto.

On ih 9, ili aere gravato, e l'importuna nebbia chun Compreffa intorno da rabbiofi venti

,
Tofto conven' che si converta in pioggia:
E già son quali di cristallo i fiumi:
E'n vece dell' erbetta, per le valli
Non si ved' altro che pruine, e glriaccio.

?

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Ed io nel cor via più freddo che ghiaccio,

Ho di gravi pentier tal' una nebbia,
Qual si leva talor di queste valli
Serrate incontra gli amorosi venti,
E circondate di stagnanti fiumi,

Quando cade dal ciel più lenta pioggia.
In picciol tempo passa ogni gran pioggia;

E'l caldo fa sparir le nevi, e 'l ghiaccio,
Di che vanno fuperbi in vista i fiumi;
Nè mai nascose il ciel sì folta nebbia,
Che sopraggiunta dal furor de' venti

Non fuggisle da i poggi, e dalle valli.
Ma, lasso, a me non val fiorir di valli;

Anzi piango al sereno, ed alla pioggia,
Ed a' gelati, ed a' foavi venti:
Ch' alior fiá un di Madonna senza 'l ghiaccio A
Dentro, e di for senza l' usata nebbia;

Ch' i' vedrò fecco il mare, e laghi, e fiumi. Mentre ch' al mar discenderanno i fiumi,

E le fere ameranno ombrose valli;
Fia dinanzi a' begli occhi quella nebbia
Che fa nafcer' de' miei continua pioggia ;
E nel bel petto l'indurato ghiaccio

il Che trae del mio sì dolorosi venti. Ben debb' io perdonáre a tutt' i venti,

Per amor d'un che 'n mezzo di duo fiumi
Mi chiuse tra 'l bel verde, e 'l dolce ghiaccio,
Tal, ch' i' dipinsi poi per mille valli
L'ombra ov''io fui: che nè calor, nè pioggia,
Nè suon curava di spezzata nebbia.

)

Ma non fuggio giammai nebbia per venti,

Come quel di; nè mai fiume per pioggia ;,
Nè ghiaccio quando 'l Soľ apre le valli,
soolat

Aองเล
SONETTO LI.

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Racconta un accidente avvenutogli, cioè che, essendo in Toscana

al lito del Mare, volendo veder da presso un' Alloro, cadde in un Rio: e priega che gli occhi gli s' asciughino, e i piedi

gli rimangano bagnati. Dei

ei mar Tirreno alla sinistra riva,
Dove rotte dal vento piangon l' onde,
Subito vidi quell' altera fronde

Di cui conven che 'n tante carte scriva:
Amor, che dentro all' anima bolliva,

Per rimembranza delle treccie bionde
Mi spinse: onde in un rio che l' erba asconde,

Caddi, non già come persona viva,
Solo, ov' io era tra boschetti, e colli,

Vergogna ebbi di me; ch' al cor gentile

Basta ben tanto; ed altro spron non volli.
Piacemi almen d' aver cangiato' stile

Dagli occhi a' piè; fe del lor' esser molli
Gli altri asciugasse un più cortese Aprile. ,

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SONETTO LII. Scrive ad un Romano che era fuori di Roma, essendo egli in Roma,

dicendogli, che l'aspetto della terra di Roma lo ’nduceva a devozione, e a pentimento; e la memoria di Laura il con

fortava a ritornare da lei, e a continuare l'amore. L'aspetto facro della terra vostra

Mi fa del mal passato tragger guai,
Gridando: Sta su misero; che fai?

E la via di salir al Ciel mi mostra,
Ma con questo pensier' un' altro gioftra;

E dice a me: Perchè fuggendo vai?
Se ti rimembra, il tempo passa omai

Di tornar a veder la Donna noftra.
I', che 'l fuo ragionar' intendo allora,

M'agghiaccio dentro in guisa d'uom ch' ascolta

Novella che di subito l'accora:
Poi torna il primo, e questo dà la volta:

Qual vincerà, non fo: ma infino ad ora
Combattur' hanno, e non pur' una volta.

SONETTO LIII. Conferma per esperienza nuova quello, che più volte aveva ancora

pur per esperienza saputo, cioè, che egli per niuna via non li

può liberar da Amore.
Ben fapev? io che natural consiglio,

Amor, contra di te giammai non valfe:
Tanti lacciuol', tante impromesse false,
Tanto provato avea 'l tuo fero artiglio.

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