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Che, s'al contar non erro, oggi ha fece anni
Che sospirando vo di riva in riva

La notte, e'l giorno, al caldo, ed alla neve.
Dentro pur foco, e for candida neve

Sol con questi pensier, con altre chiome
Sempre piangendo andrò per ogni riva
Per far forse pietà venir negli occhi
Di tal che nascerà dopo mill' anni;

Se tanto viver può ben culto lauro,
L'auro', e i topazj al Sol sopra la neve

Vincon le bionde chiome, presso a gli occhi
Che menan gli anni miei si tosto a riva.

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Essendo inferma Laura a morte, 'fi confola, confiderando il felice

faço di lei dopo la morte: perciocchè o farà pofta fecondò fua virtù sopra i Cieli, dove non sono Stelle, o ne' Cieli, dove fono Stelle. Se in quello luogo, dove non sono Stelle, avrà quello, che merita. Se dove sono Stelle, oscurerà il Sole per invidia, e l'altre Stelle per isplendore. Ora è da fapere, che secondo i Maestri in Iscrittura, dieci sono i Cieli, i noini de':

quali, cominciando dal più basso, andando per ordine verso l'alto sono questi. Di Luna, di Mercurio, di Veneré, di Sole, di Marte, di Giove, di Saturno, di Stelle appellate Fisse, Criftallino, Empireo.

1

Q

uest anima gentil che si diparte
Anzi tempo chiamata all' altra vita ;
Sa laffufo è, quant'effer de', gradita;
Terrà del ciel la più beata parte.

S'ella riman fra 'l terzo lume, e Marte,

Fia la vista del Sole scolorita,
Poich' a mirar sua bellezza infinita

L'anime degne intorno a lei fien sparte.
Se fi pofaffe sotto 'l quarto nido,

Ciascuna delle tre faria men bella,

Ed efla sola avria la fama, e 'l grido.
Nel quinto giro non abitrebb'ella;

Ma se vola più alco, assai mi fido,
Che con Giove sia vinta ogni altra stella.

SONETTO XXV.

Il sentimento è ale: Tosto morro, e con

quattro paflioni dello animo, che mi fanno guerra, avrò pace; e di più conoscerò, come senza cagione m' abbia lasciato tribolare dalle predette quattro passioni. Le quattro paflioni pone chiaramente nel primo Terzetto. Speranza, Riso per Allegrezza, Pianto per Dolore, Paura, ed Ira per Tema. Ripiglia nel secondo Terzetta quelle medeliine quattro passioni, due sotto questo verbo Avanzare, che significa Acquistare, cioè Allegrezza, e Speranza ; e due sotto Sospirare, cioè Dolore, e Tema.

Q

uanto più m'avvicino al giorno estremo,
Che l' umana miseria fuol far breve,
Più veggio 'l tempo andar veloce, e leve,

E'l mio di lui sperar fallace, e scemo.
l' dico a' miei pensier, Non molto andremo

D'amor parlando omai: che 'l duro, e greve
Terreno incarco, come fresca neve,
Si va ftruggendo: onde noi pace avremo:

Perchè con lui cadrà quella speranza

Che ne fè vaneggiar sì lungamente;

E'l riso, e 'l pianto, e la paura, e l'ira.
Si vedrem chiaro poi, come fovente

Per le cose dubbiose altri s'avanza:
E come spesso indarno fi fospira,

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SONETTO XXVI.
Inferma Laura a morte, fi fognò avanti il giorno, quando i Sogni

fogliono etser Visioni, che ella il confortaffe, e che gli dicelle
che ancora non morrebbe. Scrive l'ora della mattina con quat-
tro vie, due di Stelle, una del levamento della Vecchia, e una

delle dipartenze degli Amanti,
Già fiammeggiava l' amorosa ftella

Per l' Oriente, e l'altra che Giunonc
Suol far gelofa, nel Settentrione

Rotava i raggi suoi lucente, e bella;
Levata era a filar la vecchierella

Discinta, e scalza, e desto avea 'l carbone:
E gli amanti pungea quella stagione

Che per usanza a lagrimar gli appella;
Quando mia fpeme già condotta al verde

Giunse nel cor, non per l'usata via;

Che 'l sonno tenea chiusa, e 'l dolor molle;
Quanto cangiata, oimè, da quel di pria!

parea dir, Perchè tuo valor perde?
Veder questi occhi ancor non ti si tolle.

SONETTO XXVII.

Priega Apollo per l'infermità di Laura. Apollo è Dio della Mer

dicina; Apollo è il Sole; Apollo è l'Amante di Laura. I mal tempo è nemico degl' infermi, e parimente il mal tempo è nemico del Lauro che ama buon tempo, e luoghi caldi. Laura, come Amata dee ricevere ajuto dall'Amante, acciocchè poffa comparire; come Inferma dal Medico; e dal Sole, come Ala

bero consacrato ad Apollo, ed al Sole. Plinio lib. x1 1. cap. 1. Apollo, s'ancor vive il bel desio

Che t'infiammava alle Teffaliche onde;
E se non hai l'amate chiome bionde,

Volgendo gli anni, già pofte in obblio;
Dal gigro gielo, e dal tempo afpro, e rio,
Che dura quanto 'l tuo viso s'asconde;

2 Difendi or I' onorata, e facra fronde

Ove tu prima, e poi fu' invefcat'io: E per vertù dell' amorofa fpeme

Che ti foftenne nella vita acerba,

Di queste impression l'aere difgombra.
Si vedrem poi per maraviglia insieme

Seder la Donna nostra sopra l'erba,
E far delle sue braccia a sè stess'ombra.

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CS

Solo,

SONETTO XXVIII. Rende la ragione, perchè ufi ne' luoghi folitarj: la quale è per non

iscoprire l'amor portato da lui a Laura. Ma per ciò non ifminuisce l'amore. olo, e pensoso i più diferti campi Vo misurando a passi tardi, e lenti ; E gli occhi porto per fuggir intenti

Dove vestigia uman la rena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi

Dal manifefto accorger delle genti:
Perchè negli atti d' allegrezza spenti.

Di fuor fi legge com'io dentro avvampi:
Sì, ch'io mi credo omai, che monti, e piagge,

E fiumi, e felve fappian di che tempre

Sia la mia vita; ch' è celata altrui,
Ma pur si aspre vie, nè sì selvagge

Cercar non fo, ch' Amor non venga fempre
Ragionando con meco, ed io con lui.,

SONETTO XXIX:

Desidera che Amore, o Infermità l'aggravi tanto, che ne muoja;

e rende ragione, perchè egli con le sue mani non s'uccida. S. Io credelli per morte essere scarco

Del pensier' amoroso che m'atterra;
Con le mie mani avrei già posto in terra
Queste membra nojose, e quello incarco:

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