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1

Più si disdice a chi più pregio brama.
E questo ad alta voce anco richiama
La ragione sviata dietro ai sensi,
Ma perchè l'oda, e pensi' :
Tornare; il mal costume oltre la spigne:
Ed agli occhi dipigne :
Quella che fol per farmi morir nacque,

Perch'a me troppo, ed a sè stessa piacque.
Ne fo, che spazio mi si delle il Cielo

Quando novellamente io venni in terra
A foffrir l'aspra guerra
Che 'ncontra me medesimo feppi ordire:
Nè posso il giorno che la vita serra,
Antiveder per lo corporeo velo;
Ma variarsi il pelo
Veggio, e dentro cangiarsi ogni defire.
Or ch'i' mi credo al tempo del partire
Esser vicino, o non molto da lunge;
Come chi'l perder face accorto, e faggio;
Vo ripensando ov'io lafla' il viaggio
Dalla man destra, ch'a buon porto aggiunge:
E dall' un lato punge
Vergogna, e duol, che 'ndietro mi rivolve;
Dall'altro non m'assolve
Un piacer per usanza in me sì forte,

Ch'a patteggiar n'ardisce con la Morte.
Canzon, qui sono; ed hot cor via più freddo,

Della paura, che gelara neve,
Sentendomi perir fenz'alcun dubbio:
Che pur deliberando, ho volto al fubbio
Gran parte omai della mia tela breve;
Ne mai peso fu greve,

2

Quanto quel ch'i' fostegno in tale ftato:
Che con la Morte a lato
Cerco del viver mio novo consiglio;
E veggio il meglio, ed al peggior m'appiglio,

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Narra che, seguendo Laura il suo file di crudeltà, egli non può

lungamente campare, perchè fempre piange, nè gli manca materia di piangere. Nondimeno una speranza fola fa che non muaja cosi costo: e questa è che, siccome le gocciole ca

vano i faili, cosi i prieghi ammolliscono le Donne. Afpro core, e selvaggio, e cruda voglia

In dolce, umíle, angelica figura,
Se l'impreso rigor gran tempo dura,

Avran di me poco onorata spoglia:
Che quando nasce, e mor fior', erba, e foglia;

Quando è'l dì chiaro, e quando è notte oscura,
Piango ad ognor. Ben' ho, di mia ventura,

Di Madonna, e d'Amore onde mi doglia.
Vivo fol di fperanza, rimembrando
Che

poco umor gia per continua prova Confumar vidi marmi, e pietre falde. Non è sì duro cor, che lagrimando,

Pregando, amando calor non fi {mova;
Nè sì freddo voler, che non si scalde.

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Sennuccio aveva scritto un Sonetto al Petrarca il quale già cinque

anni era fuori di Provenza, invitandolo a venirvi, fi perchè
a lui pareva che Laura ne' feinbianti il defideraffe molto, fi
perchè il Signor suo il Cardinale della Colonna inostrava che
gli sarebbe molto cara la sua venuta. Ora risponde, il Petrarca
al Cardinale, e li scusa prima che non venga. Appresso il quae
le gli racconta quello che fente dell' eller lontano da Laura;
Soggiunge poi, che non ha altro Signore, che il Cardinale, né
altra Donna, che Laura, a'quali s' è obbligato di volontà pro-

pria spontaneamente.
Signor mio caro, ogni pensier mi tira

Devoto a veder voi, cui sempre veggio:
La mia fortuna (or chi mi può far peggio?)

Mi tene a freno, e mi travolve, e gira.
Poi quel dolce delio ch'Amor mi spira,

Menami a morte, ch'i' non me n'avveggio;
E mentre i miei duo lumi indarno cheggio

Dovunqu'io fon, di, e notte fi fofpira.
Carità di fignore, amor di donna

Son le catene, ove con molti affanni

Legato fon, perch'io fteflo mi strinsi,
Un Lauro verde, una gentil Colonna,

Quindici l'una, e l'altro diciott'anni
Porcato ho in feno, e giammai non mi scinli

.

Se

V

米 ***********************************

PARTE SECOND A.

SONETTO PRIMO.

Lamento della perdita che ha fatta per la morte di Laura,

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imè il bel viso; oimè il soave sguardo; Oimè il leggiadro portamento altero; Oime'l parlar ch'ogni alpro ingegno, e fero

Faceva umile, ed ogni uom vil, gagliardo;
E oimè il dolce riso ond' uscío 'l dardo

Di che morte, altro bene omai non spero:
Alina real, dignissima d'impero,

Se non fossi fra noi scesa si tardo,
Per voi conven ch'io arda, e'n voi respire:
Ch'i'
pur

fui voftro: e se di voi son privo;
Via men d'ogni sventura alora mi dole.
Di speranza m'empieste, e di defire,

Quand'io partii dal sommo piacer vivo :
Ma'l vento ne portava le parole.

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CANZONE I. Questione, se il Petrarca si debba uccidere, essendo morra Laura.

Per la parte del sì adduce due ragioni, e soggiunge cerco conforto, che non gli lafcia mandare ad esecuzione quel che 'gli deccano le due ragioni. Ultimamente canchiude per la

parte del nò per due più potenti ragioni. Che

Che debb'io far? che mi consigli, Amore?
Tempo è ben di morire:
Ed ho tardato più ch'i' non vorrei.
Madonna è morta, ed ha seco 'l mio core;
E volendol seguire,
Interromper conven quest'anni rei:
Perchè mai veder lei
Di qua non fpero; e l'aspettar m'è noja,
Poscia ch'ogni mia gioja
Per lo fuo dipartire in pianto è volta ;

Ogni dolcezza di mia vita è colta.
Amor, tu 'l fenti, ond' io teco mi doglio, ,

Quant' e 'l danno afpro, e grave;
E so che del mio mal ti pefa, e dole;
Anzi del nostro: perch'ad uno scoglio
Avem rotto lo nave:
Ed in un punto n'è fcurato il Sole.
Qual'ingegno a parole
Poria agguagliar' il mio doglioso stato ?
Abi orbo mondo ingrato,
Gran cagion' hai di dever pianger meco;

Che quel ben ch'era in te, perdut' hai feco. Caduta è la tua gloria; e tu nol vedi;

Nè degno eri mentr' ella

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