網頁圖片
PDF
ePub 版

XX SONETTO CXLVII. Veniva il Petrarca verso Lombardia per Pò. Or dice rivolgendo

il parlare al Pò, che quantunque ne meni il corpo suo, l'ani

'mo però vola a Laura. P.

ò. ben puo' tu portartene la scorza
Di me con tue poffenti, e rapid onde:
Ma lo spirto, chiv' entro fi nasconde,

Non cura nè di tua, nè d' altrui forza:
Lo qual senza alternar poggia con orza
Dritto

per

l'aure al suo desir seconde Bartendo l' ali verso l'aurea fronde,

L'acqua, e 'l vento, è la vela, e i remi sforza. Re degli altri, superbo, altero fiume;

Che 'ncontri 'l Sol, quando e' ne mena il giorno,

E’n Ponente abbandoni un più bel lume;
Tu te ne vai col mio mortal sul corno;

L'alero coverto d'amorose piume
Torna volando al suo dolce soggiorno.

SONETTO CXLVIII. Il Petrarca in quefto Sonetto scrive un uccellamento. Gli Uccella

tori sono Amor che tende la rete, e Laura che tiene con la mano la fune della reteL'esca sono le dolcezze promesse nell amore di Laura. Il canto sono le parole di Laura. Il Petrarca è l'uccello. Il luogo è sotto un ramo d' Alloro fra

Perbe.
A mor fra l' erbe una leggiadra rete

D'oro, e di perle-tese fote' un ramo
Dell' arbor sempre verde ch' i' tant' amo;
Benchè n' abbia ombre più triste, che liete:

L'esca fu 'l feme ch' egli fparge, e miete

Dolce, ed acerbo, ch' io pavento, e bramo:
Le note non fur mai dal dì ch' Adamo

Aperse gli occhi, si foavi, e quete:
E 'l chiaro lume che sparir fa 'l Sole,

Folgorava d' intorno; e il fune avvolto, }'

Era alla man ch' avorio, e neve avanza: Così caddi .alla rete; e qui i

mihan colto Gli atti vaghi, e l' angeliche parole, E'l piacer", el delire o e la speranza, io II

011

[ocr errors]

SONETTO CXLIX.
Amor

, che 'ncende'l cor d' ardente zelo,
Di gelapa paura il tien costretto;
E qual sia più, fa dubbio all' intelletto,

La speranza, ó 'l timor, la fiamma, o’l gieið. Trem' al più caldo, ard' al più freddo cielo, id

Sempre pien di desire, e di sospetto;
Pur come donna in un vestire schietto

Celi un' uom vivo, o sotto un picciol velo.
Di queste pene è mia propria la prima

Arder di, e notte; e quanto è 'l dolce male,

Nè 'n pensier cape, non che 'n versi, o 'n rimai L'altra non già; che 'l mio bel foco è tale,

Ch' ogni uom pareggia; e del suo lume in cima
Chi volar pensa, indarno spiega l'ale.

[ocr errors]
[ocr errors]

SONETTO CL. ";
Rende la ragione perche' tremale ad ogni picciolo mutamento

di Laura. Se'l

e'l dolce sguardo di costei m'ancide, i.
E le foavi parolette accorte;
E s' Amor sopra me la fa sì forte

Sol quando parla, ovver quando sorride;
Laffo, che fia, se forse ella divide

O per mia colpa, o per malvagia forte,
Gli occhi suoi da mercè; ficche di morte

Là dov' or m' assecura, allor mi sfide ?
Però s' i' tremo, e vo col cor gelato

Qualor veggio cangiata sua figura;
Questo temer d'antiche

prove Femmina è cosa mobil per natura;

Ond' io fo ben, ch' un' amoroso stato
In cor di donna picciol tempo dura.

è nato.

[ocr errors][merged small]

Inferma Laura dubita, che non muoja per tre ragioni.
Amor, Natura, e la bell Alma umíle

Ov' ogni alta virtute alberga, e regna,
Contra me fon giurati. Amor s'ingegna,
Ch' i' mora affatto, e'n ciò segue fuo stile:

[ocr errors]

Natura tien costei d' un sì gentile

Laccio, che nullo sforzo e che fostegna:
Ella è si schiva, ch' abitar non degna

Più nella vita faticofa, e vile.
Cosi lo spirto d' or in or vien meno

A quelle belle care membra oneste, Trio

Che fpecchio eran di vera leggiadria.
E s'a Morte pietà non stringe il freno," SO'

Laffo, ben veggio, in che stato son queste
Vane speranze ond jo viver solía. Vitamii
***************************

*******
of SONETTO CLII.

AE6 Attribuisce, commendando Lauraj tutte le doti a lei della Fenicet

stus 11129 uefta Fenice dell' aurata piuma, Al suo bel collo candido gentile Formą senz' arte un si caro monile,

Ch' ogni cor’ addolcisce, e 'I mio consuma:
Forma un diadema natural, ch'alluma

L'aere d' intorno; e 'l tacito focile
D'Amor tragge indi un liquido sottile

Foco, che m' arde alla più algente bruma.
Purpurea vesta d'un ceruleo lembo

Sparso di rose i belli omeri vela;

Novo abito, e bellezza unica, e fola,
Fama nell' odorato, e ricco grembo

D'Arabi monti lei ripone, e cela;
Che per lo nostro ciel si altera vola

Qu

[ocr errors]
[ocr errors]
[ocr errors]

SONETTO CLI11. Si duole a nome di Laura che Virgilio, ed Omero non l'abbiano

veduta, che di lei avrebbono scritto, e non degli Eroi. Se Virgilio, ed Omero avelfin visto

Quel Sole il qual veggio con gli occhi miei,
Tutte lor forze in dar fama a costei

Avrian posto, e l' un stil con l' altro misto:
Di che farebbe Enea turbato, e tristo,

Achille, Ulisse, e gli altri semidei,
E quel che resse anni cinquantasei

Sì bene il mondo, e quel ch' ancise Egisto.
Quel fior' antico di virtuti, e d'arme, 47,3321 Jan

Come sembiante stella ebbe con questo

Noyo fior d'onestate, e di bellezze!
Ennio di quel cantò ruvido carme; .
Di quest

' altr' io : ed o pur non molesto Gli sa 'l mio ingegno, e 'l mio lodar non sprezze, full

SONETTO CLIV.. Il Petrarca fi duole delle Stelle che abbiano commesse le lodi di

Laura, che più d ogni altro meritava Omero, Orfeo, e Vir

gilio, a lui che le scema, non le celebra, o le agguaglia. Giunto Alessandro alla famosa tomba

Del fero Achille, fofpirando disse:
O fortunato, che si chiara tromba
Trovasti, e chi di te sì alto scrisse !

Ma

[ocr errors]
[ocr errors]
[ocr errors]
« 上一頁繼續 »