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O fucina d'inganni, o prigion dira;

Ove 'l ben more, e 'l mal si nutre, e cria;
Di vivi inferno; un gran miracol fia,

Se CRISTO teco al fine non s'adira,
Fondata in casta, ed umil povertate,

Contra tuoi fondatori alzi le corna,

Putta sfacciata; e dov' hai posto spene?
Negli adulteri tuoi, nelle mal nace

Ricchezze tante? or Constantin non torna;
Ma tolga il mondo cristo, che 'l sostene.

sonetto CVIII.

Alcuni amici del Petrarca camminarono con lui in viaggio infino

a certo luogo, poscia, lasciatolo, andarono a Vinegia, ed egli altrove, così convenendogli di neceflità sare. Or dopo tre di, nel quale spazio di tempo dovevano essere giunti a Vinegia, scrive loro, dolendosi della partita che fece da loro, ancorachd il cor suo venifie con esto loro a Vinegia. Poi conforta efli, e sè a sostenere fortemente questa lontananza, e spezialmente dall'usanza di trovarsi rade volte insieme.

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uanto più difiofe 1' ali spando
Verso di voi, o dolce schiera amica;
Tanto Fortuna con più visco intrica

Il mio volare, e gir mi face errando.
Il cor, che mal suo grado attorno mando,

Econ voi sempre in quella valle aprica
Ove 'l mar. nostro più la terra implica:

L'altr'ier da lui partimmi lagrimando, ... l' da man manca, e' tenne il cammin dritto:

l' tratto a forza, ed e' d'amore fcorto:
Egli in Gierusalem', ed io in Egitto.

Ma sofferenza è nel dolor conforto:

Che per lungo uso già fra noi prescritto,
Il nostro effer” insieme è raro, e corto,

SONETTO CIX.

Si scusa perchè non palesi gli affanni suoi a Laura, onde possa fpes

rare rimedio, nè però vuole lasciare damarla. Amor

mor, che nel pensier mio vive, e regna,
E’l suo seggio maggior nel mio cor tene;
Talor' armato nella fronte vene:

Ivi fi loca, ed ivi pon sua ’nsegna.
Quella ch' amare, e sofferir ne ’nsegna,

E vol che 'l gran defio; l'accesa fpene -
Ragion, vergogna, e reverenza affrene;

Di nostro ardir fra sè steffa fi sdegna: jis ?
Onde Amor paventoso fugge al core

Laftando ogni sua imprefa; e piagne, e crema:

Ivi s' asconde, e non appar più fore.
Che poss' io far, temendo il mio lignore,

Se non star seco infin'all' ora estrema?
Che bel fin fa chi ben' amando more.

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SONETTO CX.
Come talora al caldo tempo fole

Semplicetta farfalla al lume avvezza
Volar negli occhi altrui per sua vaghezza;

Ond' avven ch' ella more, alori si dole:
Così sempr' io corro al faral mio Sole

Degli occhi onde mi vien tante dolcezza,
Che 'l fren della ragion' Amor non prezza;

E chi discerne è vinto da chi vole.
E veggio ben, quant'elli a schivo m' hanno;

E so, ch' i' ne morrò veracemente;

Che mia vertù non può contra l' affanno;
Ma si m' abbaglia Amor foavemente,

Ch? i' piango l' altrui noja, e nò 'l mio danno;
E cieca al suo morir l' alma consente,

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Conversione a Dio. Narra come pienamente ha soddisfacto infino a qui all' amore di Laura.

Poi dice che omai è tempo di servire a Dio. Alla dolce ombra delle belle frondi

Corsi, fuggendo un dispietato lume,
Che 'n fin quaggiù m'ardea dal terzo cielo;
E disgombrava già di neve i poggi
L'aura amorosa, che rinnova il tempo;
E fiorian per le piagge l' erbe, e i rami.

Non

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Non vide il mondo sì leggiadri rami,

Nè mosse 'l vento mai sì verdi frondi;
Come a me si mostrar quel primo tempo;
Tal, che temendo dell'ardente lume
Non volti al mio refugio ombra di poggi,

Ma della pianta più gradita in cielo. | Un Lauro mi difese allor dal cielo:

Onde più volte vago de' bei rami
Da po'fon gito per selve, e per poggi:
Nè giammai ritrovai tronco, nè frondi
Tant' onorate dal superno lụme;

Che non cangiasser qualitate a tempo.
Però più fermo ogni or di tempo in tempo

Seguendo ove chiamar m’udia dal cielo,
E fcorto d' un soave, e chiaro lume
Tornai sempre devoto a i primi rami,
E quando a terra fon sparte le frondi,

E quando 'l Sol fa verdeggiar i poggi.
Selve, falli, campagne, fiumi, e poggi,

Quant'è creato, vince, e cangia il tempo:
Ond' io cheggio perdono a queste frondi,
Se rivolgendo poi moli' anni il cielo
Fuggir disposi gl' invescati rami,

Tofto ch' incominciai di veder lume.
Tanto mi piacque prima il dolce lume,

Ch' i' paffai con diletto affai gran poggi,
Per poter appressar gli amati rami:
Ora la vita breve, e 'l loco, e 'l tempo
Mostrammi altro fentier di gir al cielo,
E di far frutto; non pur fiori, e frondi.

L

Altro amor', altre frondi, ed altro lume,
Altro falir al ciel

per
Cerco (che n' è ben tempo) ed altri rami.

altri poggi

SSSSSSES SEXOSSS

SONETTO CX1.

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Commenda la piacevolezza del parlare d'una Donna, per lo

quale gli torna a memoria Laura, quando gli li mostrava con
vista, e con atti piacevole.
uand' io vodo parlar si dolcemente,
Com’Amor proprio a' suoi seguaci inftilla,
L'acceso mio desir tutto sfavilla,

Tal, che ’nfiammar devria l'anime spente.
Trovo la bella Donna allor presente,

Ovunque mi fu mai dolce, o tranquilla,
Nell'abito ch'al fuon non d'altra squilla,

Ma di fofpir mi fa destar sovente.
Le chiome all' aura sparse, e lei conversa

Indietro veggio; e così : bella riede

Nel cor, come colei che tien la chiave;
Ma 1 soverchio piacer che s' attraverfa

Alla mia lingua, qual dentro ella siede,
Di mostrarla in palese ardir non ave.

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