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Per alti monti, e per selve aspre trovo

Qualche riposo: ogni abitato loco
E' nemico mortal degli occhi miei.
A ciascun passo nasce un pensier novo
Della mia donna, che sovente in gioco
Gira 'l tormento ch' i' porto per lei:
Ed appena vorrei
Cangiar questo mio viver dolce amaro:
Ch' dico; Forse ancor ti ferva Amore
Ad un tempo migliore:
Forse a te stesso, vile, altrui se caro:
Ed in questa trapasso fospirando,

Or potrebb'efler vero, or come, or quando. Ove porge ombra un pino alto, od un colle, ,

Talor m'arresto: e pur nel primo fasso
Disegno con la mente il suo bel viso.
Poi ch'a me torno, trovo il petto molle
Della pietate; ed allor dico: Ahi Jaslo,
Dove se' giunto, ed onde se diviso?
Ma mentre tener fifo
Poflo al primo pensier la mente vaga,
E mirar lei, ed obbliar me stesso;
Sento Amor si da presso,
Che del suo proprio error l' alma s’ appaga:
In tante parti, e sì bella la veggio ;

Che se l'error duraffe, altro non cheggio. r' l' ho più volte (or chi fia che mel creda ?)

Nell'acqua chiara, e sopra l'erba verde
Vedura viva, e nel troncon d'un faggio;
E’n bianca nube si fatta, che Leda
Avria ben detto, che sua figlia perde;
Come ftella che 'l Sol copre col raggio:

E quanto in più selvaggio
Loco mi trovo,

e'n più deserto lido,
Tanto più bella il mio pensier l'adombra:
Poi, quando 'l vero sgombra
Quel dolce error, pur li medesmo affido
Me freddo, pietra morta in pietra viva;
In guisa d' uom che pensi

, e pianga, e scriva. Ove d'altra montagna ombra non tocchi,

Verso '1 maggiore, e 'l più spedito giogo
Tirar mi suoľ un desiderio intenso:
Indi i miei danni a misurar con gli occhi
Comincio; e 'ntanto lagrimando sfogo
Di dolorofa nebbia il cor condenso,
Allor ch'i' miro, e penso,
Quanta aria dal bel viso mi diparte,
Che sempre m' è sì presso, e sì lontano:
Poscia fra me pian piano;
Che fai tu lasso? forse in quella parte
Or di tua lontananza si sospira:

Ed in questo penfier l'alma respíra.
Canzone, oltra quell' alpe

Là, dove 'l ciel' è più sereno, e liero,
Mi rivedrai sovr' un ruscel corrente,
Ove l' aura fi sente
D'un fresco, ed odorifero Laureto:
Ivi è 'l mio cor', e quella che 'l m' invola:
Qui veder puoi l'immagine mia sola,

SONETTO C.

Io fimo che il Petrarca fosse acconcio in alcun luogo rimoto, dal

quale contra fua voglia gli convenise partire. Or finge che Invidia già lo scacciasse da Valchiusa, perchè non avesse tanto bene di vedere gli occhi di Laura; ed ora lo fcacci di quello altro luogo, perchè non vegga l'immagine di Laura fattagli da Simone Pittore Sanese.

oi che 'l cammin m'è chiuso di mercede;
Per disperata via fon dilungato
Dagli occhi ov'era (i non so per qual fato)

Riposto il guidardon d'ogni mia fede.
Pasco 'l cor di fofpir, ch'altro non chiede;

E di lagrime vivo, a pianger nato:
Nè di ciò duolmi; perchè in tale stato

E' dolce il pianto più, "ch' altri non crede:
E solo ad una immagine m'attegno,

Che fè non Zeusi, o Prassitele, o Fidia,

Ma miglior mastro, e di più alto ingegno.
Qual Scitia m'assicura, o qual Numidia;

S'ancor non fazia del mio esilio indegno,
Così nascosto mi ritrova Invidia ?

SONETTO CI. Risposta. 1. canterei d' amor sì novamente,

Ch'al duro fianco il di mille sospiri
Trarrei per forza, e mille alti defiri
Raccenderei nella gelata mente:

E’l bel viso vedrei cangiar fovente,

E bagnar gli occhi, e più pierosi giri
Far; come fuol chi degli altrui martíri,
E del suo error, quando non val, si

pente; E le rose vermiglie infra la neve

Mover dall'ora; e discovrir l' avorio

Che fa di marmo chi da presso 'l guarda ;
E tutto quel perchè nel viver breve

Non rincrefco a me stesso, anzi mi glorio
Deffer fervato alla stagion più tarda.

SONETTO CI 1.

Scrive una battaglia di pensieri, che sente dentro del suo cuore

per lo stato, in che si trovava. Prima dubitava se fosse Amore, o altra Infermità che lo stimolafle ; e per esaminazione, che

non è nè quella, nè questa, conchiude che pure è Amore. S'Amor non è; che dunque è quel ch' i' sento?

Ma s' egli è Amor; per Dio, che cosa, e quale?
Se buona; ond' è l'effetto afpro mortale?

Se ria; ond’ è sì dolce ogni tormento?
S'a mia voglia ardo; ond' è 'l pianto, e 'l lamento?

Sa mal mio grado; il lamentar che vale?
O viva morte, o dilettoso male,

Come puoi tanto in me, s'io nol consento? E s' io 'l consento; a gran torto mi doglio.

Fra si contrarj venti in frale barca
Mi trovo in alto mar senza governo,

Sì lieve di faver, d'error si carca,

Ch' i' medesmo non so quel ch' io mi voglio;

E tremo a mezza state, ardendo il verno. ******************** ************

SONETTO CITI. Racconta le cagioni della sua miferia forto quattro fimilitudini, le

quali tutte dice procedere da Laura. Le fimilitudini sono, che egli è come segno, nel quale feriscono gli strali; coine Neve al

Sole; come Cera al Fuoco; come Nebbia al Vento.
Amor

mor m'ha posto come segno a strale,
Com' al Sol neve, come cera al foco,
E come nebbia al vento; e son già roco,

Donna, mercè chiamando; e voi non cale.
Dagli occhi vostri uscío 'l colpo mortale

Contra cui non mi val tempo, nè loco:
Da voi fola procede (e parvi un gioco)

Il Sole, e 'l foco, e 'l vento, ond' io son tale. I pensier fon faette, e 'l viso un Sole;

E’l desir foco; e ’nsieme con quest' arme

Mi punge Amor, m' abbaglia, e mi distrugge: El angelico canto, e le parole,

Col dolce fpirto ond' io non posso aitarme,
Son l' aura, innanzi a cui mia vita fugge.

SONETTO CIV. Scrive lo stato nel quale si truova per cagione di Laura, e dice che

è incerto se fia amato, o nò. Pace

ace non trovo, e non ho da far
E temo, e fpero, ed ardo, e fon' un ghiaccio;
E volo sopra il cielo, e giaccio in terra ;
E nulla stringo, e tutto 'I mondo abbraccio.

guerra;

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