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Chinava a terra il bel guardo gentile;

E tacendo dicea (com'a me parve)
Chi m' allontana il mio fedele amico ?

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SONETTO XCIX. Pone tre cagioni della sua infelicità; 'Amore il tormenta per troppo

desio, la Fortuna gli toglie ogni conforto, la Mente pensa a’ buoni tempi passati, e per comparazione de' presenti rei (s’ac

trista. Teme tuttavia peggio, nè ha speranza di meglio. Amor, Fortuna, e la mia mente schiva

Di quel che vede, e nel passato volta,
M'affliggon sì, ch' io porto alcuna volta
Invidia a quei che son fu l' altra riva..

1 Amor mi ftrugge 'l cor; Fortuna il prival

D'ogni conforto: onde la mente stolta
S'adira, e piagne; e così in pena molta )

Sempre conven che combattendo viva.
Nè spero, i dolci di tornino indietro;

Ma pur di male in peggio quel ch' avanza;

E di mio corso ho già passato il mezzo.
Lasso, non di diamante, ma d' un vetro

Veggio di man cadermi ogni speranza;
E tutt' i miei pensier romper nel mezzo.

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Si duole il Petrarca che tutte le vic da mitigare il suo dolore

licno vane.
Se '1 perdier che mi strugge,

Com'è pungente, e faldo,
Così vestisse d'un color conforme;
Forse tal m’arde, e fugge,
Ch'avria parte del caldo;
E defteriáli Amor là dov'or dorme:
Men solitarie l' orme
Foran de' miei pie lafli
Per campagne, e per colli:
Men gli occhi ad ogni or molli;
Ardendo lei che come un ghiaccio stalli;
E non lafla in me dramima

Che non sia foco, e fiamma.
Però ch' Amor mi sforza,

E di faver 'mi spoglia;
Parlo in'rim' aspre, e di dolcezza ignude:
Ma non sempre alla forza
Ramo, nè 'n fior, nè 'n foglia

I
Mostra di fuor sua natural virtude !
Mjxi ciò che 'l cor chiude,

1
Amor', e que' begli occhi
Ove si siede all'ombra. -
Se 'l dolor che si sgombra,
Avven che 'n pianto, o 'n lamentar trabocchi;
L' un'a me noce; e l'alero
Altrui; ch' io non lo scaltro,

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Dolci rime leggiadre;

Che nel primiero asfalto
D'Amor' usai, quand' io : non ebbi aler' armes
Chi verrà mai che squadrer fojiy
Questo mio cor di smalto; VO
Ch’ almen, com' io foleaig posla sfogarme?
Ch' aver dentr' a lui parme, budizi din af
Un che Madonna sempre vii
Dipinge, e di lei parla :
A voler poi ritrarla,
Per me non basto; e par ch' io me ne ftempre:
Lallo, così m'è scorso

Lo mio dolce soccorso.
Come fanciul ch' appena

Volge la lingua, e fnoda;
Che dir non fa, ma 'l più tạcer gli è noja;
Così 'l desir mi mena

1.!'
A dire: e vo che moda
La mia dolče nemica anzi ch' io moja.
Se forse ogni sua gioja: 1 ..!? !!! )

">
Nel suo bel viso è solo,
E di tute' altro è fchiva; ix225709
Odil tu verde riva;

(1) lut dent
E presta a' miei fofpit

' si largo solo, i cil Che sempre fi ridica,

Come tu m' eri amica."
Ben sai, che sì bel piede

Non toccò terra unquanco.
Come quel, di che già segnata fosti:
Onde 'I cor laflo riede
Col tormentoso fianco
A partir teco i lor pensier nascosti.

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Così avestu riposti
De' bei vestigj sparsi
Ancor tra’ fiori, e l' erba: i
Che la mia vita acerba
Lagrimando trovafle: love acquetacfia
Ma come può s' appaga
L'alma dubbiosa que yaga. ist

{ "ROSE! Ovunque gli occhi volgo,

Trovo un dolce fereno,
Pensando : Qui percosse il vago lume.
Qualunque erba, o fior colgo,
Credo che nel terreno
Aggia radice ov' ella ebbe in costume
Gic fra le piagge, e 'l fiume,

.
E talor farsi un seggio
Fresco, fiorito, e verde:
Cosi nulla fen' perde:
E più certezza averne fora il peggio.
Spirto.beato, quale

Se', quando altrui fai tale?
O poverella mia, come se rozza!

Credo che tel conoschi:
Rimanti in questi boschi.

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********************04

CANZONE X IV., Disperandosi il Petrarca dilibera di morire nel luogo, dove aveva

veduta Laura, e fiftende a narrare in quale forma ve lạ vide, conchiudendo che ragionevolmente desidera di riposarsi in questo

luogo.
Chiare, fresche, e dolci acque,

Ove le belle membra
Pose colei che sola

a me

par

donna; Gentil ramo, ove piacque

2
(Con sospir mi rimembra)

.
À lei di fare al .bel fianco colonna;
Erba, e fior', che la gonna
Leggiadra ricoverse
Con l' angelico feno;
Aer 'sacro sereno;

Ovo Amor co' begli occhi il cor m'aperse; ! Date udienza insieme

Alle dolenti mie parole estreme.
S' egli è pur mio destino,

E'l cielo in ciò s'adopra,
Ch' Amor quest' occhi lagrimando chiuda;
Qualche grazia il meschino
Corpo fra voi ricopra;
E torni l'alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda,
Se questa fpeme porto
A quel dubbioso passo:
Che lo spirito laffo":
Non poría mai 'n più riposaro porto,
Nè 'n più tranquilla foffa
Fuggir la carne travagliata, e l' offa.

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