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SONETTO LXXXII. Scrive, come si può comprendere, ad un Colonnese, che aveva ore

tenuta vittoria sopra gli Orsini, confortandolo a seguire la vitr toria infino al fine, e sconfortandolo da lasciare laʼmpresa imperfetta con l' esempio d'Annibale, col danno che ne può seguire, e con l'utile che ne gli dee seguire ancora dopo la morte. Questo Sonetto è indegno di Cristiano.

T Finse Annibál, e non feppe ufar poi

Ben la vittoriosa fua ventura:
Però, signor mio caro, aggiate cura,

Che similmente non avvegna a voi.
L'orfa rabbiosa per gli orsacchi luoi,

Che trovaron di Maggio afpra pastura,
Rode sè dentro, e i denti, e l' unghie indura,

Por vendicar suoi danni sopra noi.
Mentre '1 novo dolor dunque l'accora,

Non riponete l' onorata spada;

Anzi seguite là dove vi chiama
Voftra fortuna dritto per la strada,

Che vi può dar dopo la morte ancora
Mille e mill' anni al mondo onore, e famna.

SONETTO LXXXIII. : ? Scrive a Pandolfo che, perchè la sua virtù sia grande, non debba

riputare lo scrivere di lui picciolo, commendando lo scrivere sopra le 'ncude, e il martello.

aspettata virtù che 'n voi fioriva
Quando Amor cominciò darvi battaglia;
Produce or frutto che quel fiore agguaglia,
E che mią fpeme fa venire a riva.

H

n

Però mi dice 'l cor, ch'io in carte scriva

Cofa onde'l vostro nome in pregia faglia:
Che 'n nulla parte sì faldo s' intaglia,

Per far di marmo una persona viva.
Credete voi, che Cefare, o Marcello,

O Paolo, od Affrican fossin cotali

Per incude giammai, nè per martello?
Pandolfo mio, quest' opere son frali

Al lungo andar; ma 'l nostro studio è quello
Che fa per fama gli uomini immortali.

CANZONE XI. Messer Pietro Bembo scrive, che questa Canzone non viene a dir

nulla, ma che sono Proverbi raccolti insieme, e che vano è faticar lo ’ntelletto in volere intendere a qual fine gli abbia detti il Petrarca, non avendo avuto certo fine. Noi nondimeno concludiamo, che il Petrarca abbia in questa Canzone altro intendimento, che di raccorre Proverbj; veggendo noi che sono indirizzati in guisa, che se ne vede la mente del Poeta. Que sta Canzone adunque contiene la diliberazione di volersi partim

re dell'amor di Laura.
Mai non vo' più cantar, com' io foleva:

Ch' altri non m’intendeva; ond' ebbi fcorno;
E puosli in bel soggiorno effer molesto,
Il sempre fofpirar nulla rileva,
Già per l' alpi neva d' ogn' intorno:
Ed è già presso al giorno; ond' io fon defto.
Un'atto dolce onesto è gentil cosa:
Ed in donna amorosa ancor m' aggrada,
Che 'n vista vada altera, e disdegnofa,
Non superba, e ritrofa,
Amor regge fuo imperio senza spada.

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Chi smarrit' ha la strada, torni indietro:
Chi non ha alberga, polisi in ful verde:
Chi non ha l'auro, o'l perde,

Spenga la sete sua con un bel vetro.
l' diè in guardia a fan Pietro; or non più, nò:

Intendami chi può; ch' i' m' intend io.
Grave soma è un mal fio a mantenerlo.
Quanto posso, mi fpetro; e fol mi fto.
Fetonte odo, che 'n Pò cadde, e morío:
E già di là dal rio passato e 'l merlo:
Den venite a vederlo: or' io non voglio.
Non è gioco uno scoglio in mezzo P onde,
E ’ntra le fronde il visco. Affai mi doglio
Quand' un foverchio orgoglio
Molte virtuti in bella donna asconde.
Alcun' è che risponde a chi nol chiama:
Altri, chi'l prega, fi dilegua, e fugge:
Altri al ghiaccio si strugge:

Altri di, e notte la sua morte brama.
Proverbio: Ama chi t'ama, è fatto antico,

l' so ben quel ch' io dico, or lassa andare;
Che convien ch'altri impare alle sue spese,
Un'umil donna grama un dolce amico. 1
Mal si conosce il fico. A me pur pare
Senno, a non cominciar tropp' alte imprese:
E per ogni paese è buona ffanza.
Ľ infinita speranza occide altrui: : ; il
Ed anch' io fui alcuna volta in danza.

2
Quel poco che m'ayanza,
Fia chi nol fchifi, s'i' 'l vo dare a lui.
l' mi fido in colui che 'l mondo

regge,
E ch’e seguaci suoi nel bosco alberga;

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Che 'con pietofa verga

Mi meni a pasco onai tra le fue gregge. Forse ch' ogni uom che legge, non s'intende:

E la rere tal tende, che non piglia:
E chi troppo affottiglia, fi fcavezza.
Non sia zoppa la legge, oy' altri attende,
Per-bene star fi scende molte miglia.
Tal par gran maraviglia, e poi fi fprezza.
Una chiusa bellezza è più foave.
Benedetta la chiave che s'avvolse
Al cor', 'e sciolse l alma, e scoffa l'ave
Di catena sì grave,
E’nfiniti fospir del mio fen tolfe.
Là dove più mi dolse, altri fi dole:
Ę dolendo, addolcisce il mio dolore;
Ond io ringrazio Amore,

Che più nol sento; ed è non men che suole, In silenzio parole accorte, e fagge;

E 'l fuon che mi fottragge ogni altra cura;
E la prigion' oscura 'ov' e 'l bel lume:
Le

viole

per le piagge;
E le fere selvagge entr' alle mura;
E la dolce paura, é 'l bel costume;
E di duo fonti un fiume in pace volto,
Dovio bramo, e raccolto ove che sia:
Amor', e gelosia m'hanno 'l cor tolto;
E i segni del bel volto,
Che mi conducon per più piana via
Alla speranza mia, al fin degli affanni.
O riposto mio bene; e quel che segue;
Or pace, or guerra, ór' tregue;
Mai non m'abbandonate in questi panni.

notturne

De' passati miei danni piango, e rido;

Perchè molto mi fido in quel ch'i' odo.
Del presente mi godo, e meglio aspetto;
E vo contando gli anni; e taccio, e grido;
E’n bel ramo m' annido, ed in tal modo,
Ch'i' ne ringrazio, e lodo il gran disdetto,
Che l' indurato affetto al fine ha vinto,
E nell' alma dipinto, I' fare' udito,
E mostratone a dito; ed hanne estinto. "
Tanto innanzi fon pinto,
Ch' il pur dirò: Non fostu tanto ardito.
Chi e ha 'l fianco ferito, e chi 'l risalda;
Per cui nel cor via più che 'n carte scrivo;. I
Chi mi fa' morto, e vivo;. ,
Chi in un punto m'agghiaccia, e mi riscalda.

BALL ATA VIII. Scrive per chi, e come s'innamorò, e quanto goda d'essersi innan

morato. , Finge adunque un'Angelo in forma di Donna essere sceso dal Cielo, e avergli tese insidie con un laccio nascoso

nell' erba. 11 Nova

ova angeletta sovra l' ale accorta
Scese dal cielo in fu la fresca riva,
Là 'nd' io passava fol per mio destino:
Poi che senza compagna, e senza scorta
Mi vide; un laccio, che di feta ordiva,
Tese fra l' erba, ond' è verde 'l cammino:
Allor fui preso; e non mi spiacque poi,
Si dolce lume uscía degli occhi suoi.

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