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LE RIME
IDI FRANCESCO PETRARCA
T R A TT E
D A' IM I G LI o RI E SEM P LA R I

C 19N ILLUSTRAZIONI INEDITE

D I LO DOVIC O BECCA DELLE

TOMO SECONDO

V E R o N A
NELLA STAMPERIA GIULIARI
I 79 9.

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E oimè il dolce riso ond'uscio'l dardo
Di che morte, altro bene omai non spero:
Alma real, dignissima d'impero,
Se non fossi fra noi scesa si tardo.

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Di speranza m'empieste e di desire,

Quand'io parti dal sommo piacer vivo:
Ma'l vento ne portava le parole.

Par, TT. at

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Che debb'io far? che mi consigli, Amore?
Tempo è ben di morire:
Ed ho tardato più ch'i'non vorrei.
Madonna è morta, ed ha seco'l mio core;
E volendol seguire,
Interromper convien quest'anni rei:
Perchè mai veder lei
Di qua non spero; e l'aspettar m'è noia.
Poscia ch'ogni mia gioia
Per lo suo dipartire in pianto è volta;
Ogni dolcezza di mia vita è tolta.
Amor, tu'l senti, ond'io teco mi doglio,
Quant'è il danno aspro e grave; -
E so che del mio mal ti pesa e dole;
Anzi del nostro: perch ad uno scoglio
Avem rotto la nave: -
Ed in un punto n'è scurato il sole.
Qual ingegno a parole -
Poria agguagliar il mio doglioso stato?
Ahi orbo mondo ingrato,
Gran cagion hai di dover pianger meco;
Che quel ben ch'era in te perdut hai seco.
Caduta è la tua gloria: e tu nol vedi;
Nè degno eri, mentr'ella -
Visse quaggiù, d'aver sua conoscenza,
Nè d'esser tocco da suoi santi piedi:
Perchè cosa sì bella
Devea'l ciel adornar di sua presenza.

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